«A COSA SERVE QUESTO PULSANTE? - Bruce Dickinson» la recensione di Rockol

Bruce Dickinson - A COSA SERVE QUESTO PULSANTE? - la recensione

Recensione del 09 apr 2018

La recensione

 

Magari non lo sapevate, ma oltre ad essere cantante, pilota d’aereo professionista e schermidore, Bruce Dickinson degli Iron Maiden è anche scrittore. Non (solo) perché ha scritto questa autobiografia, ma perché in passato ha già pubblicato libri di fiction (i due volumi delle avventure di Lord Iffy Boatrace, usciti nel 1990 e nel 1992, ormai fuori catalogo).
Dickinson sa scrivere, è questo che intendo dire; quindi questa sua autobiografia, a differenza di tante analoghe pubblicazioni di altri suoi colleghi, se l’è scritta da solo, senza farsi aiutare da un ghost writer: e l’ha scritta davvero bene.

Anche chi non è un fan degli Iron Maiden, o in particolare di Dickinson (come me), la può leggere con interesse e divertimento; l’autore sa raccontare, lo fa con disinvoltura e con umorismo tipicamente british – e la traduzione italiana è più che accettabile – e non si limita a mettere in ordine la sua storia professionale da musicista, ma ci mette anche dell’altro, anche se non tutto quello che avrebbe potuto metterci (“Se avessi deciso di includere matrimoni o divorzi, il libro avrebbe raggiunto le ottocento pagine e sarebbe stato uno di quei mattoni perfetti per ammazzare qualcuno o per cambiare le gomme degli autobus di Londra. C’è già tanta carne al fuoco, e aggiungerne altra sarebbe stata un’esagerazione. Ed esagerare, come diceva Winston Churchill, è un po’ come gettare bombe sulle macerie”).
Peccato, vien da dire, perché, come ripeto, la lettura è divertente e interessante. In particolare quella delle prime cento pagine, cioè quelle che narrano l’infanzia, l’adolescenza e le prime esperienze del protagonista; delle trenta pagine in cui rievoca con grande partecipazione l’avventura pericolosa di un concerto benefico nella Sarajevo sotto assedio, nel 1994 (c’è anche un documentario che lo testimonia, “Scream for me Sarajevo”, uscito nel 2016), e ancor più delle ultime 30, quelle in cui Dickinson spiega con franchezza e lucidità, senza risparmiarsi e risparmiarci i dettagli più crudi, la sua battaglia (vinta) con un cancro alla testa e alla gola. 
Raccomandato anche a chi non ama l’heavy metal.

Franco Zanetti

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