«SERGIO ENDRIGO, MIO PADRE - Claudia Endrigo» la recensione di Rockol

Claudia Endrigo - SERGIO ENDRIGO, MIO PADRE - la recensione

Recensione del 06 nov 2017 a cura di Franco Zanetti

Feltrinelli, 210 pagine, 16 euro

Voto 7/10

La recensione

L’importanza e la grandezza di Sergio Endrigo non sono state mai abbastanza riconosciute. Ma delle doti artistiche del cantautore di Pola dovrebbero occuparsi i critici musicali e gli storici della canzone italiana, che invece non gli hanno mai dedicato sufficiente attenzione: a parte un librino Lato/Side di Vincenzo Mollica risalente al 1982, l’unica altra pubblicazione libraria su Endrigo è una biografia scritta da Doriano Fasoli e Stefano Crippa pubblicata lo scorso anno da Alpes italia, che non sono mai riuscito a farmi mandare per recensione e che non mi è mai capitato di vedere in libreria.

Sono invece le caratteristiche dell’uomo Sergio Endrigo che nessuno meglio della figlia Claudia avrebbe potuto raccontarci, e lo fa in questo libro con tutta la partecipazione affettuosa che – giustamente, e aggiungerei meritatamente – suo padre ha saputo conquistarsi in vita. Personalmente ricordo con commozione un incontro con Endrigo avvenuto a Milano, al Teatro Verga, dopo un’esibizione emozionante benché resa difficoltosa dalle condizioni di salute dell’artista: era la prima volta che l’incontravo (e fu l’ultima volta che incontrai Nanni Ricordi, che in quell’occasione me lo presentò) ma mi diede l’idea di essere un uomo gentile, beneducato, forse un po’ schivo. E giustamente, del resto: sapendo il mestiere che faccio non poteva certo trovarmi particolarmente simpatico, dato che dalla categoria Endrigo non ha mai ricevuto particolari dimostrazioni di apprezzamento.

Se questo libro ha una pecca, sta nel fatto che Claudia abbonda, nella narrazione, in informazioni sull’attività professionale di Sergio, sui dischi che ha inciso, sulle canzoni che contengono; tutti dati che potevano essere lasciati alla dettagliata discografia che fa da appendice al volume, alleggerendo il racconto e permettendo di sviluppare maggiormente il ritratto familiare di Endrigo.

Se questo libro, invece, sorprende, lo fa nella prefazione, affidata a Claudio Baglioni. Che trova parole belle e convincenti, nel suo ragionamento sul protagonista del libro: e quella definizione – “voce da violoncello e mezzo sorriso da attore” – è non solo puntuale e veritiera, ma anche la migliore sintesi con cui descrivere l’autore e l’interprete di “Io che amo solo te” e di decine di altre canzoni che andrebbero riascoltate e spesso rivalutate.

Franco Zanetti

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