Avete mai sentito questa canzone "dei Beatles"?È un outfake...

Si intitola "Have you heard the word?"
Avete mai sentito questa canzone "dei Beatles"?È un outfake...
Credits: Apple Corps

La storia di “Have You Heard the Word” dei The Fut è uno dei casi più curiosi della mitologia beatlesiana: un disco autentico, inciso da musicisti ben identificabili, che per anni è stato spacciato sui bootleg come una registrazione segreta dei Beatles o addirittura come un brano perduto di John Lennon.

La canzone nasce nell’estate del 1969 nell’ambiente dei Tin Tin, gruppo formato dagli australiani Steve Kipner e Steve Groves. I due si erano trasferiti in Inghilterra ed erano entrati nell’orbita dei Bee Gees: Maurice Gibb li aveva presi sotto la propria ala e stava producendo le loro registrazioni. Kipner, tra l’altro, conosceva già la famiglia Gibb attraverso il padre Nat, che aveva avuto rapporti professionali con i Bee Gees in Australia. Nel 1970 i Tin Tin entrarono nelle classifiche con "Toast and marmalade for tea".

“Have You Heard the Word” era stata scritta da Kipner e Groves. La registrazione viene generalmente datata 6 agosto 1969 agli IBC Studios di Londra, durante le sessioni dei Tin Tin.

Da questo punto, però, le ricostruzioni differiscono leggermente nei dettagli. Secondo il racconto riportato dallo storico sito beatlesiano di Graham Calkin, Maurice Gibb arrivò in studio insieme alla moglie Lulu e al fratello di lei, Billy Lawrie. La seduta avrebbe assunto rapidamente un carattere goliardico, anche a causa di una bottiglia di whisky consumata dai presenti. Kipner, Groves, Gibb e Lawrie si misero davanti al microfono utilizzando una base già preparata e improvvisarono deliberatamente una specie di imitazione dei Beatles.

Un'altra ricostruzione, basata sulle ricerche dedicate alle registrazioni di Maurice Gibb, riferisce invece che quel giorno Gibb si presentò con un braccio ingessato dopo una caduta e sotto l'effetto degli antidolorifici. Kipner e Groves avrebbero progressivamente perso interesse per la seduta, mentre Maurice continuò a lavorare sul pezzo, incidendo la voce e il basso.

Al di là delle differenze nei ricordi, il dato fondamentale è certo: non c'era nessuno dei Beatles. I musicisti associati alla registrazione sono Maurice Gibb, Steve Kipner, Steve Groves e Billy Lawrie; la parte vocale che provocò decenni di equivoci è soprattutto quella di Maurice Gibb, che canta intenzionalmente in uno stile fortemente lennoniano.

Ed è proprio ascoltando il disco che si capisce come nacque la leggenda. La voce nasale e leggermente strascicata sembra a tratti quella di Lennon; il canto corale, il pianoforte, il clima psichedelico e quasi improvvisato ricordano certe registrazioni dei Beatles del periodo 1968-69. Anche il testo, costruito intorno alla reiterazione di una frase quasi mistico-religiosa, poteva facilmente essere accostato alla fase di Lennon tra “Across the Universe”, “Come Together” e le sperimentazioni con Yoko Ono.

Il risultato, apparentemente nato più come divertimento di studio che come progetto discografico vero e proprio, non sarebbe dovuto essere pubblicato. E qui comincia la parte più misteriosa della vicenda. Non è del tutto chiaro come il nastro sia passato dalla sessione alla produzione di un disco commerciale. Maurice Gibb avrebbe successivamente sostenuto di non sapere come fosse avvenuta la pubblicazione.

Il singolo comparve comunque in Gran Bretagna il 7 marzo 1970, pubblicato dalla piccola Beacon Records, numero di catalogo BEA 160, sotto l'inesistente nome di gruppo The Fut. Sul lato B c'era “Futting”, uno strumentale reggae che apparentemente non aveva alcun rapporto musicale con il lato A e potrebbe addirittura provenire da una registrazione diversa. Il 45 giri non entrò nelle classifiche britanniche.

La scelta del nome The Fut e la totale assenza di informazioni sui musicisti fecero il resto. Sul disco originale, persino composizione, arrangiamento e produzione erano attribuiti genericamente a The Fut, senza indicare chi si nascondesse dietro il nome.

A quel punto cominciò a circolare una voce irresistibile: The Fut erano in realtà i Beatles sotto pseudonimo.

Il momento era perfetto per alimentare la leggenda. Il singolo uscì mentre lo scioglimento dei Beatles stava diventando di dominio pubblico e già cominciavano a circolare registrazioni clandestine, acetati, demo e presunti inediti. La somiglianza della voce con Lennon sembrava una prova quasi definitiva per chi voleva crederci.

Negli anni Settanta “Have You Heard the Word” entrò così nel circuito dei bootleg dei Beatles. Nel 1975 diede addirittura il titolo a un LP pirata pubblicato dalla famigerata CBM, e successivamente riapparve su numerose raccolte non ufficiali come “inedito”, “jam” o collaborazione misteriosa tra Beatles e Bee Gees.

La cosa più straordinaria è che l'equivoco arrivò molto più lontano dei collezionisti.

Nel maggio 1974 il copyright americano venne registrato attribuendo la composizione a Steve Kipner e Steve Groves; altre registrazioni dei diritti riportano anche Billy Lawrie.

Ma il 20 settembre 1985 accadde qualcosa di quasi surreale: Yoko Ono e Lenono Music registrarono negli Stati Uniti “Have You Heard the Word” come composizione di John Lennon. La somiglianza era evidentemente abbastanza convincente da trarre in inganno persino l'entourage che amministrava il catalogo Lennon. E ciò nonostante Lennon, quando era ancora in vita, avesse già negato di avere partecipato alla registrazione.

È probabilmente questo particolare a rendere “Have You Heard the Word” qualcosa di più di un semplice “fake Beatles”. Non fu costruito decenni dopo per ingannare i fan: era un vero disco del 1970, realizzato da musicisti vicinissimi professionalmente ai Bee Gees, con Maurice Gibb che imitava Lennon e pubblicato senza spiegazioni sotto uno pseudonimo enigmatico. Tutti gli ingredienti necessari alla nascita di una leggenda erano già presenti.

Oggi l'attribuzione non è più seriamente controversa: la canzone è essenzialmente una registrazione nata dalle sessioni dei Tin Tin, scritta da Steve Kipner e Steve Groves, con Maurice Gibb protagonista vocale e strumentale.

Rimane però uno dei più affascinanti “outfakes” della storia dei Beatles, proprio perché suona abbastanza lennoniana da aver ingannato per anni collezionisti, bootlegger e, clamorosamente, perfino chi amministrava l'eredità musicale di Lennon.

Una storia che ha qualcosa in comune con un'altra canzone erroneamente attribuita ai Beatles, "Cheese and onions" - della quale racconterò la storia un'altra volta.

(questo articolo è stato realizzato con l'ausilio dell'AI)

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