«SUPERONDA - Valerio Mattioli» la recensione di Rockol

Valerio Mattioli - SUPERONDA - la recensione

Recensione del 04 apr 2017

La recensione

Devo alla segnalazione del collega e amico Antonio Dipollina l’essere venuto a conoscenza dell’esistenza di questo libro; tardivamente – è uscito qualche mese fa – ma provvidenzialmente, perché, tanto vale dirlo subito, si tratta forse, e anzi senza forse, del miglior libro sulla musica italiana che io ricordi di aver letto. Che poi, “letto” non rende l’idea: l’ho divorato in tre giorni (e sono 660 pagine!), ma includendo in questo tempo anche le moltissime volte che ho sentito l’urgenza di ricorrere a Youtube per andare ad ascoltare almeno alcuni dei moltissimi titoli che l’autore segnala (e dei quali ho prodotto una lista che vi invito a provare ad ascoltare).

L’ho sbranato avidamente come se fosse un thriller di Jeffery Deaver, o un horror di Stephen King; ma con la continua riserva mentale, rinnovata a ogni pagina sfogliata, di rileggerlo una seconda volta con più calma, in maniera da poter apprezzare meglio anche lo stile, fluido e discorsivo ma non banale, anzi sempre brillante e ironico, con il quale l’autore mi ha messo al corrente di una quantità di informazioni sterminata, costringendomi spesso a stupirmi per le tante, troppe cose che non sapevo di non sapere. E badate che Valerio Mattioli è del 1978: quindi ci si domanda, e mi sono infatti domandato, come abbia potuto accumulare tanta sapienza, considerando poi che “Superonda” tratta quella che il sottotitolo definisce “storia segreta della musica italiana” nel lasso di tempo che va dal 1964 al 1976 – quando cioè Mattioli ancora non era nato...

Ma cosa racconta questo libro? Esamina, ricostruisce, illustra la musica “altra”, quella fuori dal circuito del mainstream; e in quegli anni ce n’è stata davvero tanta, da non credere quanta, e di che qualità. Mattioli riesce nel compito di semplificare, senza banalizzare, il percorso del flusso musicale di creazione italiana che come un fiume scorreva sotto la superficie della produzione “commerciale”, riemergendo carsicamente solo di quando in quando. Parliamo di colonne sonore, di pop “sperimentale”, di musica d’improvvisazione extracolta, di freak-rock, di folk revival, di library music (il capitolo secondo me più affascinante), di acid-lounge: di quello che nel suo complesso Mattioli ha battezzato “spaghetti sound”, e che è rappresentato da nomi come (in disordine cronologico) Ennio Morricone, Alan Sorrenti, Claudio Rocchi, Area, Goblin, Gruppo Nuova Consonanza, Aktuala, Le Stelle di Mario Schifano, Franco Battiato, Napoli Centrale, Bruno NIcolai, Brainticket, Dedalus, Saint Just, Stormy Six, Sensation’s Fix e centinaia di altri (un indice per nomi avrebbe occupato troppe altre pagine di un libro già corposo: ma invito l’editore – o l’autore - a realizzarne una versione digitale scaricabile, che sarebbe enormemente utile).

Ho chiuso il libro, a lettura terminata, con un senso di ammirazione per la competenza e la conoscenza di Mattioli, e un senso di malinconica consapevolezza: quella che non sarò mai capace di produrre un testo all’altezza di quello che avevo appena finito di gustare.

Le congratulazioni a Valerio Mattioli sono sincere e vivissime, e altrettanto lo è l’invito a non privarvi del piacere di leggere “Superonda” (che, lo dico a beneficio dei curiosi, è il nome di un divano di design progettato nel 1967 dal collettivo fiorentino Archizoom)

Franco Zanetti

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