«ZUCCHERO - ENZO GENTILE» la recensione di Rockol

ENZO GENTILE - ZUCCHERO - la recensione

Recensione del 01 gen 1998

Arcana, pagg.145, £ 26.000

La recensione

Scrive Enzo Gentile nella prefazione di questo libro un qualcosa di molto significativo rispetto a Zucchero: "Mi chiederete cosa penso di Zucchero, se mi garba? (...) In poche parole confesserò che di Zucchero ho sempre avuto un'impressione positiva, musicalmente parlando. Non sono un fan e per un critico è meglio così: facendo questo mestiere ci si riesce a concedere il minimo (per me sono Jimi Hendrix, Bob Dylan, Neil Young i veri amori, oltre a qualche flirt più o meno occasionale). I dischi di Zucchero sono ok, molte sue canzoni le ho gustate, e da metà degli anni ottanta a oggi ha scritto pagine di spessore, più che gradevoli. In assoluto, mi sono risposto, è uno che mi piace, parlando da utente della strada, da consumatore qualunque. Ma scavando, grattando oltre la superficie di dischi che in Italia hanno fatto storia, entrando tra le pieghe dell'autore, dell'inteprete, del protagonista delle cronache, l'ammirazione non era l'unico ingrediente. Mi veniva sempre da aggiungere un ma, un però. Mi piace, ma...Ecco, questa navigazione intorno, o a bordo del bastimento carico di Zucchero, la dedico a questo 'ma': un velo di foschia in un cielo terso, quella leggera panna che talvolta affiochisce la luminosità della luna, rendendola persino più affascinante. Quando vedi le stelle che brillano, ma resta ancora qualcosa di insoluto. Quando tutto va bene, ma...Ecco, appunto, questo è un mio personale viaggio, fra Zucchero e il ma". Il 'ma' di Enzo Gentile è forse la cosa più illuminante di questo libro, e onore a lui va dato per averlo quanto meno gettato sul tavolo già dall'introduzione. Perché è vero, è così, c'è qualcosa in Zucchero, che dà origine ad un 'ma'...anche se cosa sia, questo, Gentile, non lo dice. Noi che da perdere abbiamo molto meno possiamo provare a dare una nostra interpretazione del 'ma', per dire che di Zucchero ci ha sempre lasciato perlessi un alone di 'insincerità' legato a lui in quanto "operazione". Intendiamoci subito: Zucchero come persona non si discute: è uno vero, te ne accorgi subito, la sua vitalità e le sue insicurezze si mescolano di continuo rendendogli la vita più complicata di quanto potrebbe essere, e rendendola più complicata a quanti lo circondano. In questo senso Zucchero è uno blues, è veramente un bluesman: tormentato, insicuro, fragile, trascinante, entusiasta. Ma quello che spesso suona "fake", parola inglese che sta per "finto" è proprio l'emozione che arriva dalla sua musica: è difficile da spiegare, è come se ci fosse tutto ma mancasse sempre qualcosa. Blue's era un album di blues, d'accordo, ma il blues non c'era: era un disco che suonava pulito da far rivoltare Otis Redding nella tomba, e fino all'ultimo Spirito divino le cose non sembrano essere cambiate molto. "Voodoo Voodoo" c'ha un basso che spacca, ma dopo un po' dici..."eppure c'è qualcosa" e lo stesso vale per "X colpa di chi?", nonostante stiamo parlando del migliore album di Zucchero in quanto a suoni. Insomma come avrebbe detto il buon Marcello Giannini a proposito della Fiorentina, Zucchero "vince ma non convince". Anche per noi è così, e quet'amosfera di dubbio, di causa non sposata fino alla fine si percepisce anche dall'andamento del libro, che lungi dal lanciarsi in una ricostruzione appassionata della carriera di Zucchero preferisce tracciarne ombre e luci esibendo una fitta aneddotica e arricchendola con un bel po' di frasi dello stesso ruspante bluesman emiliano. Il risultato è gradevole, scorre via e lascia un'impressione piacevole del personaggio senza essere troppo celebrativo: ma...ce n'era davvero bisogno? For fans only (che comunque non sono pochi...)

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