«TRANCENDENTAL: QUASI UNA CONFESSIONE - Pivio» la recensione di Rockol

Pivio - TRANCENDENTAL: QUASI UNA CONFESSIONE - la recensione

Recensione del 09 set 1998

La recensione

Si chiamano Trancendental, e con questo nome si sono fatti conoscere come raffinati autori di colonne sonore evocative, che mescolano sperimentazione e campionamenti con una serie di influenze musicali senza confini. Dietro quella sigla si celano (ma ultimamente neanche troppo, vista la fama sempre crescente) Pivio e Aldo De Scalzi, musicisti che vantano al loro attivo una delle colonne sonore più belle degli ultimi tempi, quella realizzata per il film "Il bagno turco". Dopo un tale riscontro sono arrivate adesso le collaborazioni a diverse pellicole, tre delle quali approdano adesso al Festival del Cinema di Venezia. Niente di più opportuno, quindi, che dedicare questa copertina di Rockol a loro e all’argomento cinema più in generale, con una breve autopresentazione che Pivio si è incaricato personalmente (e molto cortesemente) di scrivere per voi.

Ebbene sì, lo confesso. Amo il cinema. Quando alcuni anni or sono ho fondato con Aldo De Scalzi il progetto TRANCENDENTAL non pensavo che avrei avuto l’occasione di essere coinvolto in quello che considero essere la grande magia del nostro secolo. Ed invece mi ritrovo con tre film al Festival di Venezia, molto diversi l’uno dall’altro.

Il 6 settembre è il D-day de "I giardini dell’Eden" di Alessandro D’Alatri, film in concorso, storia di un Gesù giovane e uomo tra gli uomini. L’idea di base è stata quella di rigenerare le strutture musicali ebraiche di allora accogliendo la linfa vitale proveniente dai suoni cerimoniali della cultura cristiana e musulmana. E per raggiungere lo scopo, fondamentale è stato l’apporto dei nostri compagni di viaggio, gli AGRICANTUS, con i quali dai tempi del loro disco "Tuareg" abbiamo instaurato una passionale collaborazione.

Altro discorso per "L’odore della notte" di Claudio Caligari, unico film italiano a partecipare alla Settimana della Critica, che sarà proiettato il 9 settembre e che vede il ritorno alla cinematografia del regista del cult movie "Amore tossico" dopo 15 anni di silenzio! Chitarre acide, breakbeat, dub e jungle ed una costante citazione alla scuola newyorkese di Bernard Hermann (quello di "Taxi driver", per intenderci) ci sono sembrati adeguati a descrivere le atmosfere "notturne" della pellicola.

Last but not least il 12 settembre, nella sezione Prospettive, "La seconda moglie" di Ugo Chiti, sensuale viaggio nell’Italia degli anni Cinquanta, per il quale abbiamo voluto confondere ulteriormente le acque riappropriandoci della tradizione italiana e macedone dell’uso delle fanfare e della chitarra classica.

C’è chi sostiene che il peggior nemico del cinema italiano sia il cinema italiano stesso. Io credo che in realtà esistano molti autori, già affermati od esordienti, che stanno modificando sensibilmente l’idea di un cinema legato a piccole storie, succube dei grandi talenti del dopoguerra, ma è nostro dovere sostenere chi ha il coraggio di andare oltre le mire dei facili incassi. Col sostegno di etichette come la CNI, disposte a rischiare su progetti cinematografici e discografici non banali, si sta cercando di dare un modesto, ma sincero, contributo a tutto ciò.

Anche per questo vorrei in ultima analisi segnalare un film, "Elvjs e Merilijn", opera prima di Armando Manni, in questi giorni in concorso a Montreal, unico film italiano, passato praticamente inosservato e che avrebbe meritato ben altra accoglienza al box-office (non fosse altro che per la presenza delle musiche firmate Trancendental....ovviamente sto scherzando!).

Vostro affezionatissimo

Pivio

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