«LENNY KRAVITZ - CHE AMORE SIA - Davide Caprelli» la recensione di Rockol

Davide Caprelli - LENNY KRAVITZ - CHE AMORE SIA - la recensione

Recensione del 30 ago 1999

Arcanaeditrice, Rock People, £ 18mila

La recensione

Davide Caprelli ha alle spalle diverse esperienze come musicista ‘colto’ e studioso delle tematiche giovanili in particolare riferimento alla musica e alla religione. Il suo lavoro su Lenny Kravitz è di conseguenza attento all’aspetto più spirituale dell’artista newyorkese, alla valenza fortemente religiosa delle sue canzoni. “Dio è la radice di ogni cosa e Dio e la musica sono le cose più importanti della mia vita”, dice la frase di Kravitz riportata in apertura del libro, e proprio questo aspetto Caprelli ha ritenuto importante sviscerare, convinto come è – stando a quanto spiega nella presentazione del volume – dell’importanza che la musica riveste per i giovani e di quella più specificamente propria del messaggio nel rock. A sottolineare questo aspetto religioso il libro si apre con una presentazione scritta da Ernesto Olivero, fondatore del Sermig – Servizio Missionario Giovani, di Torino – e candidato al Premio Nobel per la pace. Che il legame tra la musica e Dio, soprattutto nell’ambito della black music, venga da lontano non è cosa nuova né tantomeno rivoluzionaria; basti pensare al gospel, ad artisti fortemente segnati dalla propria spiritualità come Sam Cooke e Marvin Gaye fino ad arrivare all’ondata musulmana del recente hip hop e alla religiosità fervida e spirituale di personaggi come Ben Harper, oltre allo stesso Kravitz. Ma se non è innovativo nel merito, il libro assume su di sé il grande merito di essere forse la prima opera di matrice ‘religiosa’ nel senso più ampio del termine a non ritrovarsi impelagata nell’assurda crociata contro il rock satanico che ha già riempito di eresie e vaneggiamenti interi deliranti volumi. Al contrario, qui il rock di Lenny Kravitz – e verrebbe da pensare, più in generale, la portata artistica e interiore di questa musica – vengono omaggiati di un’analisi più attenta e approfondita, come da tempo meritavano. Alcune interviste, una discografia dettagliata e una guida ai siti dedicati a Kravitz chiudono questo volume, interessante, completo e non pervaso da furore mistico, ma soltanto da un’appassionata curiosità e voglia di capire e spiegare.

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