«QUEEN UNCOVERED - Peter Hince» la recensione di Rockol

Freddie visto (davvero) da vicino

Le fotografie, molte inedite, di Mercury e dei Queen

Recensione del 16 lug 2024 a cura di Roberto De Ponti

Il Castello, 256 pagine, 35 euro

Voto 8/10

La recensione

Per undici anni, dal 1974 al 1985, gli ha passato il famoso microfono a stiletto quando si alzava dal pianoforte e l’ha ripreso in consegna quando tornava a sedersi davanti alla tastiera: si conta che abbia compiuto questo gesto tanto banale quanto prezioso all’incirca 600 volte, cercando di passare inosservato davanti a migliaia e migliaia di fan. È lui che Freddie ha chiamato quando, immerso nella vasca piena di schiuma nella suite dell’Hilton di Monaco di Baviera, ha trovato improvvisa l’ispirazione per «Crazy Little Thing Called Love»: «Ehi, Ratty, portami al volo la chitarra!». «Ma in bagno, sei sicuro?». «Fai alla svelta, mi è venuta in mente una nuova canzone!». Sono suoi i guanti da lavoro che il cantante dei Queen indossa per ripararsi dal freddo nel videoclip di «We Will Rock You»: se guardate con attenzione, leggerete inconfondibile sul dorso della mano la scritta «Ratty». Ed è davanti al suo obiettivo amatoriale che la grande rockstar si è svelata con sincerità ed entusiasmo che raramente ha mostrato davanti ad altri fotografi ben più professionali. Volendo, come racconta, è con lui che, a bordo di una Ford Station Wagon senza freni, è finito in mezzo a un mucchio di tubi di scarico lungo la A40 per Londra: «Un titolo di giornale mi balenò alla mente: “Roadie uccide rock star!”».
Se c’è una persona che ha conosciuto Freddie Mercury da vicino, sul fronte del palco e dietro le quinte, questo è Peter Hince detto Ratty, (ovvero ratto, date un’occhiata alle sue foto da giovane, con capelli lunghi scarmigliati e dentoni in bella vista, e capirete perché), classe 1955, una passione per il rock che a 18 anni l’ha portato ad andarsene di casa per dare una mano ai Mott The Hoople per poi incontrare, durante un tour in comune, la band che gli ha cambiato la vita. Hince, sguardo disincantato e capacità di risolvere ogni piccolo grande problema si presentasse on stage, è entrato nel cuore e nei segreti della band (oltre che di Mercury, era roadie anche del bassista John Deacon), ha vissuto dal di dentro tutta l’epopea dei Queen, festini compresi, tenendo su tutto un religioso riserbo. E sulle cose che non vanno rese pubbliche, ha continuato a mantenerlo. 
Il resto, partendo da una posizione evidentemente privilegiata (la sua), l’aveva raccontato nel 2011 – quindi a 30 anni dalla morte di Freddie – svelando l’aneddotica dei Queen dal suo interno, in un libro misurato, ricco di sensibilità (l’avreste mai detto, di un roadie?) dal titolo «Queen Unseen – La mia vita con il più grande gruppo rock del ventesimo secolo», edito in Italia da Arcana.
Ma, se Ratty non si è mai sentito uno scrittore, di sicuro nel tempo è diventato un fotografo di fama. Parole sue: «Non ero il “fotografo ufficiale” dei Queen. Ma la fotografia, per cui da sempre nutro un vivo interesse, col tempo è diventata una passione, e la carriera che ho intrapreso dopo aver lasciato i Queen al termine del Magic Tour nel 1986». Oltre che spostare microfoni e accordare bassi, Peter Hince era anche un fotografo con i fiocchi. Avete presente il campo largo con la band al completo e tutta la strumentazione all’interno della sala grande del Casinò di Montreux, che avete sicuramente visto se avete mai aperto la copertina del vinile di «Jazz»? Ecco, è sua. E la famosa foto di Freddie con sigaretta, appoggiato al mixer durante le registrazioni di «Hot Space»? Ancora sua. E Mercury con mantello d’ermellino su sfondo bianco, una delle immagini iconiche (qui si può ben dire…) del cantante? Sempre sua. E foto sul palco, e foto in studio al lavoro su un disco o su un video, e momenti di divertimento. Hince si è chiesto: perché non metterle tutte insieme? Ed è nato così «Queen Uncovered», con sottotitolo «Fotografie inedite, rarità e approfondimenti dalla mia vita al fianco di una rock band».
«Queen Uncovered» è quello che un tempo si sarebbe potuto chiamare una strenna, impaginazione elegante, copertina rigida, eccellente qualità delle immagini, intervallate da spiegazioni ironiche e divertenti di quello che si è appena visto o si sta per vedere. Se vi incuriosisce vedere Mercury che si rade i baffi (presumibilmente per la parte del «Prélude à l’après-midi d’un faune» nel videoclip di «I Want to Break Free»), potete farlo; se pensate che Freddie fosse soltanto un gattaro, vi stupirete nel trovare qui dentro l’unica foto di lui che scherza con in braccio un cane. Quando il cantante nel video di «Play the Game» salta dalla batteria, è Hince a fotografare la band: quattro scatti, quattro tentativi, e il migliore diventerà la copertina del primo 45 giri con sintetizzatori (e con baffi…) nella storia dei Queen. E se cercate la foto più espressiva, più bella e più inattesa, cercate Freddie con baffi a punta alla Salvador Dalì, indosso l’abito ribattezzato 'da aragosta' del video «It’s a Hard Life»: resterete sorpresi da come Hince riesca a catturare l’animo (e l’anima) di uno dei più imperscrutabili animali da palcoscenico della storia del rock. «The Great Pretender», non a caso.
Pensierino finale: se siete fan dei Queen e di Freddie, questo libro l’avete già preso. Se non lo siete, leggendolo e guardandolo potreste diventarlo. Se non volete diventare fan ma amate il rock e la fotografia, in «Queen Uncovered» trovate tutti e due. Che chiedere di più?

Qui una gallery di fotografie tratte dal libro.

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