«REWIND - Stereophonics» la recensione di Rockol

Stereophonics - REWIND - la recensione

Recensione del 16 mag 2007

La recensione

Si schiaccia il tasto “Rewind” e si torna indietro nel tempo, al principio di una storia che parte dalla provincia gallese ed arriva in tutto il mondo. I protagonisti di questa “favola” sono gli Stereophonics, uno dei gruppi più rappresentativi del brit-rock dalla fine degli anni Novanta fino ai giorni nostri. E’ una storia davvero bella quella di Kelly Jones (voce, chitarra, autore), Richard Jones (basso) e Stuart Cable (batteria), una storia che arriva dal Galles, ma che potrebbe benissimo essere equiparata a quella di una band proveniente da una qualsiasi provincia d’Italia. C’erano una volta i Tragic Love Company (primo nome del gruppo), poi gli Stereophonics (dal nome di una vecchia radio presente a casa di Stuart), le prime date nei piccoli pub del paese (Cwamaman), qualche locale un po’ più grande e poi la strepitosa occasione: conoscere due produttori. Ed ecco allora date in tutta la nazione per questo gruppo sconosciuto che si porta dietro il suo pubblico, esibizioni che impressionano e con le quali la band cerca di farsi conoscere e trovare un ingaggio. E’ il 1997 quando la neonata V2 di Sir Richard Branson li mette sotto contratto e pubblica il loro primo album “Words get around”. Il pubblico e la critica elogiano il disco e la band passa dal semi-anonimato alla fama mondiale, vincendo anche il Brit Award come miglior nuovo gruppo. E’ con “Performance and cocktail” però che la formazione gallese raggiunge l’apice del successo, un disco che contiene almeno dieci potenziali singoli. Gli Stereophonics intraprendono un tour mondiale, riempiendo stadi da 50.000 persone, ma anche mettendo a dura prova i loro nervi che ogni tanto saltano.
La storia continua fino ai giorni nostri con altri tre album (“Just enough education to perform”, “You gotta go there to come back” e “Language. Sex. Violence. Other?”), altri ottimi riscontri e con l’allontanamento dell’amico di infanzia e storico batterista Stuart Cable, sostituito dopo l’uscita del quarto lavoro e rimpiazzato da Javier Weyler. Dieci anni raccontati con interviste ai membri del gruppo, alle persone a loro vicine (a partire dai genitori), star della musica (tra gli altri Jimmy Page, Noel Gallagher, Bono, Tom Jones, Ron Wood, Paul Weller), filmati delle loro esibizioni dal vivo (dalle più intime alle più oceaniche come Glastonbury), immagini private e nei backstage, insomma tutto quel che serve a raccontare la storia di una vera rock band britannica.
Il secondo disco include invece oltre due ore e mezza di performance dal vivo (comprese alcune rarità) dal 1997 al 2006 ed un’ora di immagini inedite relative ad una preview acustica di “Just enough education to perform” del 2000.
“Review” si presenta come un DVD davvero scorrevole ed interessante, adatto anche ai neofiti del gruppo di Kelly Jones. Words. Music. Video. Other?

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