«MY FLEETING HOUSE - Tim Buckley» la recensione di Rockol

Tim Buckley - MY FLEETING HOUSE - la recensione

Recensione del 09 mag 2007

La recensione

Sentendo pronunciare il cognome Buckley, a molte persone (soprattutto quelle più giovani) verrà automatico associare il nome di Jeff, cantautore americano dall’incalcolabile talento, tragicamente annegato nel fiume Mississippi nel 1997. Tutti (o quasi) sanno che Jeff era figlio di un altro grandissimo cantautore di nome Tim, pregiato musicista e soprattutto cantante (la sua voce era capace di raggiungere le cinque ottave e mezzo d’estensione), uno dei maggiori rappresentati della scena folk americana a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta. Ed anche lui, come diversi artisti di quel periodo, deceduto per un’overdose di eroina e alcool (1975).
Proprio alla figura di Timothy Charles Buckley III è dedicato questo DVD intitolato “My fleeting house”, un video che traccia un ritratto dell’artista californiano (d’adozione, in realtà nativo dello stato di New York), ma soprattutto si concentra sulle sue performance live, recuperando anche apparizioni televisive inedite e video rari ed introvabili.
Sono ben undici le esibizioni dal vivo ivi contenute, canzoni che vanno dal 1967 al 1974, attraversando quindi tutta la carriera di Tim. Ecco così “Song to the Siren” (cantata al programma The Monkees Show), “No man can find the war” (Inside Pop), “Morning glory” e “Happy time” (Late Night Line Up), “Who do you love” (Greenwich Village), “Sing a song for you” e “Happy time” (per la televisione olandese), “I woke up” e “Come here woman” (The show), “Blue melody” e “Venice Beach (Music boats by the bay)” (Boboquivari), “Pleasant street” (The Christian Licorice Store), “Sally go round the roses” (Live Performance) e “The dolphins” (Old grey Whistle Test).
Le performance sono arricchite da interviste allo stesso Tim (ad opera di alcuni presentatori delle trasmissioni alle quali partecipò) e dalle testimonianze (attuali) di alcune persone a lui vicine come Larry Beckett (co-autore di molti brani dei primi album di Tim), Lee Underwood (chitarrista di Buckley) e David Browne (autore di “Dream brother: Le vite e la musica di Jeff e Tim Buckley”).
“My fleeting house” è un prodotto gustoso soprattutto per i fan del cantautore che potranno godersi Tim in performance che probabilmente mai si erano potuti godere prima. Peccato non si possa usufruire dei sottotitoli in italiano per le interessanti interviste…
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