«NANOBOTS - They Might Be Giants» la recensione di Rockol

They Might Be Giants - NANOBOTS - la recensione

Recensione del 08 apr 2013

La recensione

Anticipato di qualche mese dalla pubblicazione in formato digitale di un EP contenente tre pezzi (e intitolato allo stesso modo), “Nanobots” è il sedicesimo album dei They Might Be Giants, storica formazione alt rock statunitense capitanata da John Flansburgh e John Linnell, in costante attività dal lontano 1982.

Questo nuovo capitolo in studio vanta una tracklist bella sostanziosa, come da tradizione: sono infatti ben venticinque i pezzi in scaletta, per un una lunghezza complessiva di 'solamente' 45 minuti. “Nanobots” è un disco insolito; registrato in quel di Manhattan e prodotto da Patrick Dillett (David Byrne, St. Vincent), è stato definito dallo stesso Flansburgh un “album pieno di canzoni estremamente corte, nate per dare un’esperienza d’ascolto diversa”. Pezzi molto brevi dunque, volutamente privati di qualsiasi orpello sonoro, ridotti all’osso prima in sede di scrittura (“… poche parole e pochi ritornelli”), poi di arrangiamento e, infine, sgrassati ulteriormente durante il mixaggio. Un metodo di lavoro all’insegna della spontaneità e della sperimentazione, un vero e proprio “caos controllato”. Un concetto ben rappresentato dall’artwork scelto per la copertina, un collage grottesco di opere di Sam Weber, firmato dal graphic designer del New York Times, Paul Sahre.

Tracklist

01. You're on fire
02. Nanobots
03. Black ops
04. Lost my mind
05. Circular karate chop
06. Call you mom
07. Tesla
08. Sleep
09. Stone cold coup d'etat
10. Sometimes a lonely way
11. Destroy the past
12. 9 secret steps
13. Hive mind
14. Decision makers
15. Nouns
16. There
17. Insect hospital
18. Tick
19. Replicant
20. The darlings of Lumberland
21. Great
22. Stuff is way
23. Icky
24. Too tall girl
25. Didn't kill me

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