« THE MASTERPLAN - DMF Project» la recensione di Rockol

DMF Project - THE MASTERPLAN - la recensione

Recensione del 07 giu 2000

La recensione

Anche in passato Royality, con progetti come “Royalize”, ha spesso dimostrato la voglia di creare situazioni che andassero oltre gli angusti confini italiani. Aliosha e Miki lo hanno fatto, in “Royalize”, rivedendo i pezzi, in fase di produzione, con uno dei producer inglesi più illuminati della scena drum’n’bass (Digital). Oggi con questo progetto ci si spinge ancora più in là. DJ Skizo e Sing Lie infatti si sono conosciuti in Australia. E’ qui che è nato e si è sviluppato il progetto DFM. Punto di partenza? L’hip hop. O meglio, quell’hip hop elettrificato che si inventò Afrika Bambaataa con “Planet rock” seguendo le orme dei Kraftwerk. Hip hop ormai conosciuto come electro hip hop. Da qui partono le 16 tracce di questo disco. Un disco che si propone, in linea e con etichette giocose e scherzosamente retrò come la Rephlex (nei passaggi più pop), e con progetti come i-F e altri gruppi sparsi, il tutto con in testa un’idea di revival dell’electro, la voglia di spazzare via quella cultura dell’hip hop portata da gente come Puff Daddy (“Ain’t no rap music”, uno dei pezzi più riusciti dell’album è proprio questo: un urlo a base di drum machine e tastiere che rifiuta il rap melenso e prefabbricato di gente come Puff Daddy) e riportare in auge un suono, quello dell’electro, appunto, ormai dato per morto. Ecco allora che DJ Skizo e Sing Lie pensano brani con le ritmiche sincopate dell’electro, con tastiere vintage che fanno pensare al synth pop dei gruppi di Sheffield (vedi alla voce Cabaret Voltaire, Heaven 17, Human League) e allo stesso tempo con un gusto per il funk degli anni 80 di Arthur Baker (colui che si inventò “Beat street”, film di culto per l’electro e per i b-boy che ballavano la breakdance). E forse il problema sta proprio qui: nel fare riferimento a gruppi che sono fari a cui tutti, nella scena electro, guardano, senza però avere la capacità di guardare oltre, di attualizzare il messaggio con la propria visione delle cose. Il risultato? Electro di routine…. piuttosto noioso.
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