«OOPS!...I DID IT AGAIN - Britney Spears» la recensione di Rockol

Britney Spears - OOPS!...I DID IT AGAIN - la recensione

Recensione del 25 mag 2000

La recensione

Beccata. Finalmente abbiamo capito il trucco degli album di Britney Spears! Le canzoni seguono tre modelli. Il primo è quello già sperimentato con il singolo di debutto della lolita, ovvero "… Baby one more time". Questo modello si ripete in "Crazy" (altro singolo tratto dall'album dell'anno scorso) e, ora, in "Oops! … I did it again". I brani citati sono tutti e tre ritmati, tutti e tre veloci, tutti e tre "assolutamente irresistibili"; Britney, la nostra Britney, usa a tratti la sua voce (vocina) normale, a tratti quella sorta di cigolìo sexy che tanto ricorda una porta poco oliata aperta e chiusa di continuo. Avete presente? Di solito utilizza suoni onomatopeici tipo "aaah", "eeeh", e li piazza qua e là con disinvoltura. Quasi a dire: tanto sono furba, tanto lo so che non ve ne accorgete. Eppure. Eppure, se non ci fossero i mugolìi-cigolìi, le canzoni di Britney sarebbero come il pollo cucinato senza chiodi di garofano. O come il sugo senza il cucchiaino di zucchero, per i meno esperti: discreti, insomma, ma niente di speciale.
E' proprio con questa fortunata formula, o almeno così pare, che Britney intende bissare (superare?) con il suo secondo album il successo del precedente. Anche in "Oops!…", dunque, compaiono brani-tipo-primo-modello: per esempio "What u see (Is what you get)" (per i pigri, sesta traccia) oppure "Can't make you love me" (decima traccia), o ancora "Stronger" (seconda traccia).
Poi c'è il modello numero due: le ballate. In questa categoria, in fondo, potremmo ficcare anche lo zuccheroso singolo tratto dall'album vecchio (parliamo di "Born to make you happy") e, di certo, brani nuovi come "Don't let me be the last to know" oppure "Where are you now". Queste canzoni, però, non fanno impazzire Britney, che le canta poco convinta, come se stesse facendo un favore a qualcuno, con l'aria e il tono di chi pensa "insomma, che palle". No, a Britney piacciono più le primo-modello: le lollipop songs su cui può anche ballare, con quelle mosse studiate per anni (con cui è perfettamente in grado di deliziare i suoi spettatori).
Alcuni forse si chiederanno quali siano, a questo punto, le canzoni-terzo-modello. Bene, sono un genere nuovo, cui Britney non è ancora avvezza: le cover. Questa volta, tanto per darvi un'idea, la nostra amica della Louisiana si cimenta con "(I can't get no) satisfaction". Ma, laddove Jagger e i suoi riuscivano (quella trentina d'anni fa) a scatenare le fantasie delle folle, eccitandole e provocando le reazioni più scatenate che si potessero immaginare, oggi Britney è in grado unicamente di lasciarci con un vago senso di delusione. La sua voce non è adatta a riempire il brano, non riesce a dominarlo (anzi, al contrario, se ne fa dominare). Dieci, cento, mille volte meglio "Oops!… I did it again", che almeno mantiene esattamente tutto quello che promette: canzone divertente, orecchiabile, ammiccante quanto basta a tenere Britney in vetta. Non che non se lo meriti, per carità: quest'album è esattamente quello che la gente si aspetta, forse anche di più. E comunque Britney canta e si pone meglio delle sue alter-ego M2M, Mandy Moore, diciamo persino Christina Aguilera. Non che questo basti a renderla una vera pop-star: per quello, nonostante l'infinità di dischi venduti, ha ancora un bel pezzo di strada da fare.
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