«AS LONG AS YOU ARE - Future Islands» la recensione di Rockol

Per i Future Islands è tempo di bilanci

Arrivati al sesto disco Samuel Herring e soci si fermano per pensare. E ripensarsi...

Recensione del 13 ott 2020 a cura di Davide Poliani

Voto 7/10

La recensione

In tempi il cui gli orizzonti si accorciano sempre di più e sempre più velocemente dodici anni sono una vita, e tanti ne sono passati dal debutto dei Future Islands, che con "In Evening Air" (2010) e "On the Water" (2011) si erano fatti conoscere, con "Singles" (2014) avevano fatto il botto e con "The Far Field" (2017) avevano consolidato la propria posizione. Nella vita di una band la gestione non riguarda solo l'attività discografica, ma - soprattutto - un percorso artistico, che può aprire e chiudere parentesi e discorsi a seconda dei casi e delle circostanze.

La domanda che si pone Samuel Herring in apertura di "As Long as You Are" - "Who am I? / Do I deserve to see again?", in "Glada", e che rientra dalla finestra a metà del disco, in "Waking": "I've been sitting here thinking / What’s my purpose? / What's the meaning?" - non è peregrina, perché i Future Islands avevano trovato una formula in grado di assicurargli un posto nel mondo. E che - per fortuna - la formazione di Baltimora ha preferito mettere in discussione.

Non si tratta di una svolta, né di una chiusura di un capitolo: piuttosto, di una rottura in una continuità che stava diventando ingombrante. In "As Long as You Are" le sonorità restano quelle che il pubblico era abituato a conoscere, e il piglio - tutto sommato - resta quello abituale, ma non sempre. Restano i quattro quarti dove i groove di basso inseguono i riff sintetici di Gerrit Welmers - su "Waking", "For Sure" e "The Painter" - affiancati, però, a episodi più introspettivi, come la ballata esistenziale "Glada", la struggente "Thrill", sulla desolazione della provincia lenita dai flirt con le sostanze, il dittico incentrato sull'accettazione - di sé e dei propri demoni, nello specifico la depressione - composto dalla nervosa "Plastic Beach" e "Moonlight", dove a condurre il gioco è un giro di basso preso in prestito dai Cure migliori.

"As Long as You Are", probabilmente, non sarà ricordato come uno degli album più rappresentativi dei Future Islands, né come uno dei più facili, ma è senza dubbio un disco coraggioso e onesto: Herring e i suoi, invece di cercare la conferma a discapito della propria integrità, hanno preferito alzare il piede dell'acceleratore per ascoltarsi, prima ancora di pensare a cosa fare ascoltare. Una scelta, questa, che non tutti hanno la lucidità e la forza di fare, oggi più che mai, ma che sicuramente pagherà sulla distanza, quando i dubbi - piaccia o meno - non si dissiperanno, ma quando maturerà l'esperienza per affrontarli.
 

TRACKLIST

01. Glada (04:16)
02. For Sure (03:25)
03. Born in a War (04:13)
04. I Knew You (04:12)
05. City's Face (03:51)
06. Waking (04:08)
07. The Painter (04:49)
08. Plastic Beach (03:40)
09. Moonlight (03:38)
10. Thrill (04:20)
11. Hit the Coast (03:53)
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