«CMFT - Corey Taylor» la recensione di Rockol

Corey Taylor, senza maschera, mostra la propria indole

Un incazzato perenne ma anche un simpaticone, un cazzone e un romantico: il frontman di Slipknot e Stone Sour presenta tutte le sue personalità attraverso il suo primo album solista, “CMFT”, un disco che è tanto una festa quanto un viaggio introspettivo.

Recensione del 08 ott 2020 a cura di Elena Palmieri

Voto 7/10

La recensione

In quanto frontman sia di Slipknot che di Stone Sour, Corey Taylor non ha mai nascosto di aver una personalità artistica diversa da quella emersa attraverso la sua esperienza come voce della formazione mascherata di “Duality”. Il 46enne artista statunitense non ha mai taciuto neanche un’attitudine differente da quella affiorata dai lavori della band da lui formata ancora prima di entrare tra le fila dal gruppo di Shawn Crahan. Sia la carriera con gli Slipknot che quella con gli Stone Sour, infatti, non hanno mai impedito a Corey Taylor di rivelare il proprio carattere - basti pensare ai concerti da lui proposti con i suoi “Friends”, volti a proporre cover di brani di altri artisti. Ora, con il primo album solista della voce del gruppo di “People = Shit”, la vera personalità di Taylor emerge del tutto. Nelle tredici canzoni di “CMFT” (acronimo di “Corey motherfucking Taylor”), l’artista di Des Moines si diverte a giocare con diversi generi musicali e, toltosi la maschera degli Slipknot, mostra tutti i suoi volti.

Corey Taylor a volto scoperto
La prima prova sulla lunga distanza solista di Corey Taylor è un lavoro che non ha niente a che vedere con le produzioni degli Slipknot e che propone solo qualche riferimento agli Stone Sour - il cui addetto alle sei corde Christian Martucci, insieme al chitarrista Zach Throne, al batterista Dustin Robert e al bassista Jason Christopher, fa parte di quegli amici e colleghi che hanno affiancato Taylor nella realizzazione del suo album.
“CMFT” non è un disco per i fan di quelle band, ma per i fan di Corey Taylor. È un album per quella fetta di pubblico che conosce le varie attitudini del cantante di Slipknot e Stone Sour, in grado di recepire “CMFT” non come una sorpresa negativa ma come una conferma del potenziale dell’artista statunitense e di riconoscere al suo esordio solista il fatto di essere un lavoro personale, un riflesso sincero di chi è musicalmente Taylor.

In “CMFT” Corey Taylor si trattiene dal dare sfogo al suo growl cavernoso e sceglie di interpretare le tracce del suo lavoro discografico con voce pulita, lasciandosi andare in sfoghi di rabbia solo in alcuni momenti del disco, ma senza mai raggiungere la brutalità degli Slipknot. Una scelta, questa, che permette a Taylor di adottare sonorità di diversi generi musicali - in “CMFT” si riconoscono, tra le altre, influenze hard rock, country, ma anche hip hop - per presentare sé stesso e portare in musica le proprie riflessioni. Attraverso il suo disco il frontman degli Stone Sour rivela di essere un incazzato perenne ma anche un simpaticone, un cazzone ma anche un romantico. Per mostrare la propria vera identità Corey Taylor non solo sperimenta e suona più stili, ma guarda direttamente anche agli artisti che – come da lui affermato – lo hanno sempre influenzato. Per questo in “CMFT” si trovano richiami ad artisti come Johnny Cash o a band come i Thin Lizzy, basti pensare al brano “HWY 666” che recupera alcuni versi scritti da Taylor quando aveva sedici anni. Non mancano nemmeno riferimenti a gruppi come gli AC/DC e in particolar modo al loro periodo con Bon Scott, a cui Taylor - come sottolineato dalla voce degli Slipknot in una chiacchierata con Metal Hammer – rende dichiaratamente omaggio nel pezzo “Halfway down”.

Un disco che è tanto una festa quanto un viaggio introspettivo
All’ascolto del disco solista della voce degli Slipknot si ha l’impressione di ritrovarsi a una grande festa, a cui tutti sono invitati. Il festeggiato è ovviamente Corey Taylor che per aprire le danze, e celebrare così il frutto di anni di lavoro durante i quali il musicista statunitense – come raccontato dallo stesso al New Musical Express – ha “accumulato tutte queste canzoni che non andavano bene né con gli Slipknot né con gli Stone Sour”, si è circondato di alcuni ospiti per realizzare uno dei primi due singoli estratti da “CMFT”.
“CMFT must be stopped” con i rapper Tech N9ne e Kid Bookie è un brano che, costruendosi su riff di chitarra scanzonati e duri colpi di batteria in cui si inseriscono scratch e parti rappate, rispecchia l’attitudine festosa che il Taylor simpaticone tira fuori in alcuni momenti del suo disco. Ciò - per esempio - accade anche in una canzone con influenze diverse, che tende al punk veloce e serrato, come la traccia conclusiva “European tour bus bathroom”.

“CMFT”, però, mostra anche un’altra faccia di Corey Taylor, che attraverso il suo disco compie un viaggio introspettivo per scoprire la propria personalità più riflessiva e sensibile. Gli aspetti più intimi del carattere dell’artista lo portano a parlare – per esempio - della forte depressione di cui ha sofferto anni fa nel brano “Silverfish”, canzone che si apre come una ballad dai toni intimi e che ricorda alcuni brani degli Stone Sour (come “Bother”) prima di lasciare spazio a passaggi di chitarra in stile Alice In Chains (“Them bones”). Non mancano poi dediche d’amore alla moglie Alicia Dove, a cui Corey Taylor indirizza le parole di “Home” (“You're my home away from home”) e di “Black eyes blue” (“You know me better than the ones who know me best”).

La canzone da ascoltare
“I don't trust anyone / So, fuck you, and anyone who looks like you”, afferma con violenza Corey Taylor nel singolo “Culture head” per scagliarsi contro quegli aspetti della società odierna che ritiene tossici. Come evidenzia l’ottava traccia di “CMFT”, il frontman di Slipknot non si tira mai indietro dall’esprimere una riflessione personale su situazioni esterne a lui, soprattutto in occasione di un disco così personale come il suo debutto solista. Quando Taylor si carica di rabbia, mettendo nuovamente da parte i toni più vivaci della sua voce, riesce a raggiungere risultati in grado di impadronirsi dell’ascoltatore ed esaltare tutte le qualità di autore e interprete del leader degli Stone Sour. “Culture head”, con l’aggressività che scaturisce sia dalla voce dell’artista statunitense che dalla musica, è il pezzo più pesante del disco e dà l’idea di racchiudere in sé tutti quegli elementi sonori di cui “CMFT” è carente. Al primo album solista di Corey Taylor, infatti, si riconosce il fatto di essere un lavoro onesto e libero, capace di divertire e confermare l’abilità dell’artista di Des Moines di confrontarsi con generi diversi, ma non quello di essere il prodotto più profondo o intenso che potrebbe presentare la voce degli Slipknot.

TRACKLIST

01. HWY 666 (04:09)
02. Black Eyes Blue (03:22)
03. Samantha's Gone (03:12)
04. Meine Lux (03:12)
05. Halfway Down (03:15)
06. Silverfish (04:06)
07. Kansas (04:14)
08. Culture Head (03:59)
10. The Maria Fire (03:52)
11. Home (03:46)
12. CMFT Must Be Stopped (feat. Tech N9ne and Kid Bookie) (05:14)
13. European Tour Bus Bathroom Song (01:59)
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