«SONGS IN THE KEY OF LIFE - Stevie Wonder» la recensione di Rockol

I dischi fondamentali del rock: "Songs In The Key Of Life" di Stevie Wonder

Un album al giorno attraverso le recensioni del libro "Rock: 1000 dischi fondamentali. Più 100 dischi di culto”, curato da Eddy Cilia e Federico (con Carlo Bordone e Giancarlo Turra) per Giunti. Ecco la nostra scelta odierna dalla sezione “Capolavori”

Recensione del 10 lug 2020

La recensione

Suona pazzesco dirlo, ma l’artista che dà alle stampe il suo capolavoro, nonché uno dei
“must” della musica non solo nera del Novecento, a un’età in cui in tanti sono delle
promesse, ventisei anni, è un veterano che ha trascorso esattamente metà della vita sotto ai
riflettori.
Tredici anni sono infatti passati dacché, ringiovanendosi nel titolo, Stevland Judkins si è affacciato alla ribalta con il live 12 YEAR GENIUS, album cui ha dato un immediato seguito con un esplicito TRIBUTE TO UNCLE RAY mandando poi nei negozi altri due LP prima che quel memorabile 1963 sia finito.

Nel resto del decennio Little Stevie Wonder ha collezionato hit dopo hit affrancandosi nel contempo da una devozione inizialmente totale per Ray Charles, maturando una sua personalità, siglando non soltanto diversi classici a 45 giri ma pure alcuni 33 giri di vaglia. Già basterebbe per consegnarlo agli annali del soul e consentirgli di ritirarsi, nemmeno maggiorenne. Macché!

Proprio il compimento della maggiore età permette al giovanotto una ridiscussione del contratto con la Motown e di mettere Berry Gordy all’angolo pretendendo e ottenendo concessioni economiche sbalorditive e, ciò che più conta, una libertà artistica totale. Pasticciando gioiosamente con l’elettronica, con le musiche latine come con il pop, con il rock e il gospel, con funk e jazz, con il reggae e Chopin, fra il 1972 e il 1974 Stevie Wonder mette in fila quattro album uno più strepitoso dell’altro: MUSIC OF MY MIND, TALKING BOOK, INNERVISIONS e FULFILLINGNESS’ FIRST FINALE. Incredibile ma vero: il meglio deve arrivare.

Giunge due anni dopo in forma di doppio espanso (non bastano le quattro facciate a 33 giri a contenere il tutto, ci vuole ancora un EP 7”) che riassume in forma superiore quanto accaduto fino a quel momento. Gloriosissimo incendio che brucia quasi ogni residua energia creativa e, dopo lo sperimentale ma irrisolto JOURNEY THROUGH THE SECRET LIFE OF PLANTS (1979) e il frizzante HOTTER THAN JULY (1980), Stevie Wonder si farà da parte. Ritiro interrotto di rado e con lavori non all’altezza.

Il testo qui sopra riprodotto è tratto, per gentile concessione dell'editore e degli autori, dal volume "Rock: 1000 dischi fondamentali. Più 100 dischi di culto” , curato da Eddy Cilia e Federico Guglielmi (con Carlo Bordone e Giancarlo Turra), edito da Giunti nel 2019.
 Il libro è acquistabile qui.

TRACKLIST

#1
04. Contusion (03:45)
05. Sir Duke (03:52)
06. I Wish (04:12)
08. Pastime Paradise (03:27)
09. Summer Soft (04:14)
10. Ordinary Pain (06:23)

#2
01. Isn't She Lovely (06:34)
03. Black Man (08:29)
05. If It's Magic (03:12)
06. As (07:08)
07. Another Star (08:28)
08. Saturn (04:53)
09. Ebony Eyes (04:08)
10. All Day Sucker (05:05)
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