«LICENSED TO ILL - Beastie Boys» la recensione di Rockol

I dischi fondamentali del rock: "Licensed to ill" dei Beastie Boys

Un album al giorno attraverso le recensioni del libro "Rock: 1000 dischi fondamentali. Più 100 dischi di culto”, curato da Eddy Cilia e Federico (con Carlo Bordone e Giancarlo Turra) per Giunti. Ecco la nostra scelta odierna dalla sezione “capolavori”

Recensione del 06 lug 2020

La recensione

Adam “MCA” Yauch e Michael “Mike D” Diamond si conoscono il 5 agosto 1980, alla festa per il quindicesimo compleanno del primo. I Beastie Boys nascono un anno dopo.
All’ombra della Grande Mela sta sbocciando l’hardcore e suonano hardcore i primi Beastie
Boys. Ma all’ombra della Grande Mela sta sbocciando anche l’hip hop. Un rimpasto nella
formazione porta in squadra Adam “King Ad-Rock” Horovitz. Vengono snocciolati i primi
rap. Al CBGB’s e al Danceteria, dove i tre sono di casa, cominciano a unirsi loro dei DJ. Il
cambio di pelle si completa nel 1984.

In luglio i Beastie Boys supportano Madonna. In ottobre firmano per la Def Jam. Bisogna però aspettare il 1986 perché escano i primi 45 giri del nuovo corso, quattro, senza che nulla accada. Quando LICENSED TO ILL viene pubblicato è novembre e nulla fa prevedere che in un anno collezionerà quattro dischi di platino. Ma, come accadrà un lustro più tardi con NEVERMIND, per chi ha orecchie per intendere è subito chiaro che ci si trova in presenza di un lavoro epocale. C’è molto teen spirit (sebbene non della tormentata qualità di quello di Cobain; l’opposto) in "Rhymin & Stealin’". Un titolo programmatico: le tre bestioline rimano su basi campionate e dunque rubate. Un colpo di genio: mettere insieme il ritmo e le tecniche dell’hip hop, dal sampling allo scratching, con i riff chitarristici del rock più greve.
LICENSED TO ILL è un ciclone che travolge gli USA. Musicale: se "The New Style", "Paul Revere", "Hold It Now", "Hit It" inclinano verso l’hardcore nell’accezione hip hop del termine, risultando così poco invitanti per i ragazzini bianchi (e viceversa magnifiche per i neri), il resto del programma li fa impazzire. "Rhymin' & Stealin’" è distillato di Sabba Nero, le  scansioni alla AC/DC di "Fight For Your Right To Party " e "No Sleep Till Brooklyn" testosterone puro, le cantilene dementi di "She’s Crafty" e "Girls" un anticipo della Weltanschauung di Beavis e Butt-Head.

Di costume: per la prima volta il pubblico bianco si accosta in massa all’hip hop e quello nero adotta dei bianchi. Per una certa America, una faccenda intollerabile.

 

Il testo qui sopra riprodotto è tratto, per gentile concessione dell'editore e degli autori, dal volume "Rock: 1000 dischi fondamentali. Più 100 dischi di culto” , curato da Eddy Cilia e Federico Guglielmi (con Carlo Bordone e Giancarlo Turra), edito da Giunti nel 2019.  
Il libro è acquistabile qui.

TRACKLIST

01. Rhymin & Stealin (04:08)
02. The New Style (04:35)
03. She's Crafty (03:35)
04. Posse In Effect (02:26)
05. Slow Ride (02:56)
06. Girls (02:12)
09. Paul Revere (03:40)
11. Brass Monkey (02:37)
12. Slow And Low (03:38)
13. Time To Get Ill (03:39)
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