«SONG FOR OUR DAUGHTER - Laura Marling» la recensione di Rockol

Laura Marling, canzoni per una figlia

Guardando al futuro la cantautrice britannica in "Song For Our Daughter" cerca di offrire alla figlia che ancora non ha quelle certezze che avrebbe voluto dare a se stessa. Delicato e fuori dal tempo, come i giorni che stiamo vivendo

Recensione del 10 apr 2020 a cura di Marco Di Milia

Voto 8/10

La recensione

Allentare il ritmo per confrontarsi e riflettere. Laura Marling questo tempo è riuscita a trovarlo anche prima della pausa che il mondo ha dovuto per forza di cose imporsi. Al riparo dell’appartamento che condivide con la sorella, nella quiete del suo studio casalingo, ha provato a capire in quest’epoca complicata quale vita avrebbe atteso sua figlia. Se ne avesse una.

Con i suoi 30 anni appena compiuti la cantautrice britannica si è ritagliata in breve un posto di primo piano nel panorama musicale d’oltremanica prima e internazionale poi, tra paragoni entusiastici con Joni Mitchell e riconoscimenti di pregio seguiti a ogni pubblicazione - una collezione di nomination tra Grammy, Brit Awards, Mercury Prize e una vittoria importante come “Miglior artista femminile” ai Brits del 2011. Con una poetica introspettiva e profonda, la musicista crea scenari di grande fragilità emotiva e insieme di straordinaria determinazione. In “Song For Our Daughter”, originariamente previsto per l'estate ma pubblicato volutamente in anticipo in questo periodo di quarantena, aggiunge alla sua capacità di scavare a fondo soppesando con cura ogni singola parola, la speranza di raggiungere una vita futura e di sostenere i giorni del presente.

Quadri familiari non ancora vissuti, eppure in grado di creare un’eco profonda. Come ricordi arrivati da un tempo lontano, talvolta rarefatti, Laura Marling riempie queste canzoni di una nuova empatica consapevolezza. Per proteggere la sua “girl”, come chiama quella figlia ancora da concepire a cui si rivolge, si indirizza alle giovani donne che iniziano il loro cammino nel mondo, cosciente di quante forze tentano ogni giorno di abbatterne le prospettive. “Vorrei starle accanto e sussurrarle all’orecchio l’autostima e le conferme che ho trovato così difficili da dare a me stessa”, afferma, pensando a tutte quelle ragazze che si trovano oggi a vivere quei dubbi esistenziali che ha avuto lei stessa anni prima.

Non offre che scenari possibili, tra i tanti che potrebbero rivelarsi, in un disco che pur mantenendo un atteggiamento di tranquilla positività mostra lo scenario impietoso di una quotidianità tutta da risolvere. Colpendo dritto al cuore con raffinata dolcezza, Laura lascia che gli strumenti restino sempre un passo indietro alla voce, che qui si fa intima e pure tenace, evocando i fasti una lontana West Coast che sembra legarsi con naturalezza alle ugge di Londra, mentre canta in “Held down” di un rapporto d’amore incondizionato, nonostante le mille avversità della vita. Con tocchi leggeri si abbandona al suo flusso di pensieri che, per mezzo di semplici arpeggi, si apre alle tessiture southern di “Alexandra”, agli umori country di “Strange girl”, alla romantica solitudine della suggestiva ballata di “Hope we met again” e alla struggente chiosa finale di “For you”, che chiude l’album con la grazia disarmante di “I keep a picture of you / Just to keep you safe”.

Il candore della sua sottile inquietudine, con i tocchi al pianoforte di “Blow by blow”, oppure negli archi che in “Fortune” ne rinforzano l’enfasi, si riversa così in queste dieci tracce in cui Laura Marling confida impressioni e preoccupazioni con tono sicuro, tra atmosfere sospese di folk, blues e pop. Un gioco di rappresentazioni speculari tra madre e figlia in cui interpretare entrambi i ruoli, protagonista vulnerabile che manifesta un bisogno istintivo di certezze, come anche, sostenuta dai suoi recenti studi di psicoanalisi, di far capire a chi arriverà dopo di lei cosa significa essere una donna in una società sempre pronta a sbriciolarti.

Programmato per la fine di agosto, “Song For Our Daughter” è stato infine reso subito disponibile, secondo la volontà della sua autrice, essendo già del tutto completo. Le circostanze dell’attuale situazione sanitaria hanno causato non solo una forzata battuta d’arresto internazionale, ma anche cambiato significativamente le nostre abitudini, rendendoci più ricettivi a riconsiderare valori e dinamiche sociali, creando un nuovo senso di interiorità in questo surreale isolamento obbligatorio. Una dimensione di riscoperta personale ideale per apprezzarne l’ascolto, come la stessa artista ha suggerito: "Non ho visto ragioni per tenere nascosto qualcosa che, per lo meno, potrebbe intrattenere e, nella migliore delle ipotesi, fornire un senso di unione".

Andando oltre un istintivo senso di protezione materna, Laura Marling sente la necessità di guardare avanti, assicurando alla sua ragazza tutto il sostegno possibile per difendersi da una realtà troppo spesso brutale. Per questa figlia che la musicista spera di avere un giorno, una creatura che ha paura di portare in questo mondo a causa di tutte le cose terribili che accadono ogni giorno, si fa carico, mettendosi a nudo nell’apparente semplicità di brani acustici, introspettivi e dal tocco quasi privato, di motivarsi e comprendersi davvero, mentre crea una connessione intima con l’ascoltatore. “Ultimamente sto pensando a nostra figlia che sta crescendo", canta con risoluta serenità nella canzone che dà il titolo all’album. Ci sarà tempo, Laura.

TRACKLIST

01. Alexandra (03:19)
02. Held Down (04:07)
03. Strange Girl (03:21)
04. Only The Strong (03:20)
05. Blow By Blow (02:55)
07. Fortune (03:55)
09. Hope We Meet Again (04:05)
10. For You (03:57)
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