«EUROPOP - Eiffel 65» la recensione di Rockol

Eiffel 65 - EUROPOP - la recensione

Recensione del 03 mag 2000

La recensione

Svegliatevi, dirà qualcuno. Meglio tardi che mai, dirà qualcun altro. Noi da parte nostra possiamo solo fare un ‘mea culpa’ per aver recensito questo album soltanto qualche mese dopo la sua uscita. Ma tant’è, si è trattato di una curiosità montata poco a poco, perché se “Blue” poteva essere un caso e “Move your body” una conferma inaspettata, con l’arrivo del terzo singolo “Too much of heaven” gli Eiffel 65 ci dimostrano che non sono qui per una coincidenza. E di fatto, non è un caso nemmeno il fatto che il trio torinese sia finito sulla CNN e sui media di mezzo mondo così, senza fare nessuno sforzo apparente, potendo contare soltanto sulla verve discotecara dei propri tormentoni. La dance italian-style degli Eiffel 65 è saldamente radicata nel sound anni ’90, soprattutto sul versante tastiere e ritmiche, ma si presenta con un appeal quasi futuribile e con uno strano e intrigante modo di cantare/rappare. Testi essenziali e slogan facili da memorizzare fanno il resto, e al gruppo va riconosciuta l’abilità di confezionare storie e contesti in modo quantomeno originale. Si prendono dei rischi, quando si decide di puntare su un verso come “I’m blue da ba dee...”, però poi succede che la gente ti premia, perché capisce che, a modo tuo, giochi pulito. E così capita anche con “move your body, c’mon now everybody...”, altra frase essenziale trasformata in tormentone. Nel caso del terzo singolo le cose si sono fatte più articolate, nel senso che “Too much of heaven” rappresenta meglio dei due precedenti brani – pur avendo meno forza tormentonica – la voglia di “Europop” che il gruppo sbandiera nel titolo del suo album, e finisce per giocare le sue carte più da canzone che da inno da discoteca – e infatti è uno dei brani più programmati del momento anche su radio non specificamente dance – come del resto fanno anche altri brani contenuti su questo album. Che, sia detto per inciso, è un buon disco, non eccelso ma capace di catturarvi quanto basta con la sua scaletta, un esempio ottimo di dance album laico e trasversale, capace – come è stato – di trasformare l’italico trio in un ensemble pop prima ancora che techno-dance. “Dub in life” è un buon pezzo, così come “Silicon world” e “Living in a bubble”, anche se a tratti il mondo europop fatto di playstation, gare forsennate, presenze aliene e look futuristici proposto dagli Eiffel 65 ha qualche calo di tono. E’ un disco più che piacevole, in ogni caso, e va raccomandato a quanti pensano che dietro la dance music non ci sia del vero talento: anzitutto perché è più difficile far ballare e divertire la gente che farla piangere e preoccupare, e poi perché su questo album oltre che al talento c’è anche molto cervello, come dimostra la capacità del gruppo di aver costruito uno splendido progetto internazionale. E se la dance proprio non la mandate giù perché siete dei maniaci dell’impegno a tutti i costi, beccatevi il testo di “Too much of heaven”: «Lascia che ti dica di cosa si tratta/ oggi si chiama dipendenza dal denaro/e la gente non smette di pensare ai dollari/e a nient’altro di ciò che la circonda/niente amore/ amicizia/ nient’altro/ solo i biglietti dei dollari che finiscono in tasca/o sul loro conto in banca/e tutto questo paradiso/li porta sotto terra». Eccovi serviti...
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