«DIXIE BLUR - Jonathan Wilson» la recensione di Rockol

Jonathan Wilson, filologo moderno del suono americano

Il cantautore, produttore (e chitarrista di Roger Waters) torna con "Dixie blur": un nuovo album, meno psichedelico e più country-rock. Il risultato è sempre spettacolare.

Recensione del 07 mar 2020 a cura di Gianni Sibilla

Voto 8/10

La recensione

Tra gli artisti usciti nell’ultimo decennio nella musica americana, Jonathan Wilson è contemporaneamente il più filologico e il più moderno: è riuscito a prendere il suono classico del Laurel Canyon degli anni ’70 e a rivitalizzarlo con un serie di album e produzioni pressoché perfette. 

Dopo avere passato due anni on the road come spalla di Roger Waters nell’Us+Them Tour (oltre alla chitarra, interpretava le parti vocali di Gilmour nelle canzoni dei Pink Floyd), torna a tempo pieno alla carriera solista, mai abbandonata del tutto. 

“Dixie blur” è parecchio diverso dai precedenti: Wilson ha messo da parte il lato più elettrico e psichedelico della sua musica, che pure rimane in episodi come l'apertura di "Just for love". Ma subito si passa alla chitarra acustica e al piano do "'69 Corvette", per arrivare a "So alive": chitarre e violini. Qua, come in molti altri momenti del disco, Wilson si concentra su un suono più acustico e con citazioni country - insomma, un altro lato della musica della West Coast. E lo fa con la consueta classe: se avete un'idea del country come genere "cheesy", inutilmente melenso e retorico, questo disco ve la smentirà in un attimo.

Il risultato è ancora una volta stupendo: grande scrittura, arrangiamenti perfetti. Più che un disco vintage, “Dixie blur” è fuori dal tempo, come la grande musica.

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