«MUSIC TO BE MURDERED BY - Eminem» la recensione di Rockol

“Music to be murdered by”: il solito Eminem, tra gran tecnica e versi scandalosi

Ispirandosi ironicamente al maestro dell'horror Alfred Hitchcock, arriva a sorpresa l'undicesimo disco del 47enne rapper di Detroit. Numerosi ospiti, tanti producer, il solito modo unico di snocciolare rime, molte provocazioni, ma poche idee musicali.

Recensione del 18 gen 2020 a cura di Michele Boroni

La recensione

A Eminem piacciono le sorprese e così come successe con il precedente Kamikaze del 2018, anche questo suo undicesimo disco - “Music to be murdered by” - titolo e cover ispirati a uno spoken word record di Alfred Hitchcock (la cui voce è presente nell'interlude e nell'outro) - arriva senza nessun preavviso. E lo fa ritirando fuori l'alter ego Slim Shady. C'è da dire che l'arrivo non annunciato è forse l'unica sorpresa di un disco che in realtà ricalca lo standard degli ultimi lavori di Eminem: tanti ospiti e featuring, una quindicina di produttori (tra cui il mentore Dr. Dre in cinque tracce), basi piuttosto scarne e povere con in più il solito modus operandi: sparare grosse provocazioni, giocare con le rime sulla melodia intonata da qualche ospite (l'archetipo qui è “Leaving Heaven” con Skylar Grey) e finire con un extrabeat super veloce che c'è bisogno di andare su Genius nel seguire le parole per poi scoprire che è solo puro esercizio di stile, non aggiungendo niente al testo: ascoltare “Godzilla” per capire. Poi succede che nella canzone “Yah Yah” il featuring di Black Thought risulta essere molto più efficace delle funamboliche tirate del biondo di Detroit.

Nelle ore successive all'uscita del disco le polemiche si sono tutte concentrate sul "Unaccommodating" dove il rapper cita il tragico attentato di Manchester (con effetto sonoro delle bombe) al termine del concerto Ariana Grande in cui morirono 22 persone (“But I'm contemplating yelling "Bombs away" on the game / Like I'm outside of an Ariana Grande concert waiting”). In fondo è la semplice citazione di una disgrazia per cui lo stesso Eminem raccolse 2 milioni di dollari per le famiglie delle vittime attraverso twitter, ma i fans della cantante hanno reagito senza mezze misure. Ad ascoltare il disco con attenzione gli attacchi (ironici e d'ira) sono distribuiti in tutto il disco e diretti a vari bersagli, siano essi i critici del Rolling Stone che avevano stroncato Revival (nell'iniziale “Premonition”), il suo patrigno (“Stepdad”), la scena rap black (“You Gon’ Learn”) e in generale tutte le donne che hanno avuto a che fare con lui.

E' il suo gioco, ormai lo sappiamo e sinceramente scandalizzarsi sembra un gran perdita di tempo. Dal punto di vista della canzone, niente di nuovo, anzi a volte ci sono dei passi indietro tipo il rap-rock della già citata “Stepdad” o il coro pomposo intonato da Ed Sheeran in “Thosa kind”.C'è poi il singolo “Darkness”, con tanto di citazione di “Sound of Silence”, una satira amara e piuttosto efficace sulle stragi in America per l'uso indiscriminato di armi da fuoco, in cui si confondono i piani tra quelli della preparazione del sicario e i rituali dell'artista prima dello spettacolo con il pubblico che attende la solita sparata. Alla fine del didascalico video, già online da oggi, Eminem ne approfitta per una campagna contro Trump e la sua politica pro-armi.

Eminem ha 47 anni e, seppur disturbato e con una serie di scheletri nell'armadio, non è certo uno sprovveduto, e quindi agli attacchi di bile alterna l'ammissioni di colpa e di passi falsi (in “No Regrets” nei confronti di Tyler, The Creator). In fondo è il solito Eminem: l'ascolto dei suoi dischi non è mai facile ed è facile alternare entusiasmo (per la tecnica e per certe trovate) a irritazione (per i temi trattati e l'ambiguità di certi versi), anche se musicalmente non ha più molto da dire.

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