«NO STRINGS ATTACHED - 'N Sync» la recensione di Rockol

'N Sync - NO STRINGS ATTACHED - la recensione

Recensione del 10 apr 2000

La recensione

Si presentano sulla copertina dell'album in veste di burattini. Il che potrebbe far pensare a un elevato grado di consapevolezza della propria condizione di band progettata a tavolino. Se non fosse che, in realtà, questo disco, fin dal titolo, vuole essere una dichiarazione di indipendenza, indirizzata - immaginiamo - in primo luogo a un management troppo invadente, come era quello di Lou Pearlman da cui i cinque ragazzi hanno divorziato, non senza problemi, l'anno scorso. L'album, dunque, è nato in un periodo di transizione e dà prova della voglia degli 'N Sync di dare un indirizzo preciso, loro proprio, alla loro musica, che i ragazzi, a quanto risulta all'ascolto, vorrebbero fosse più dura, più graffiante, anche nei testi (nel singolo "Bye bye bye" mandano al diavolo una ragazza che rende loro la vita impossibile). Da qui l'uso massiccio di influenze prese in prestito dall'hip hop e la presenza nel brano "Space cowboy (Yippie-yi-yay)" di un personaggio come Lisa "Left Eye" Lopes che chiude il pezzo con un rap piuttosto teso. Aggiungiamo che l'N Sync JC Chasez è coautore e coproduttore di quattro dei 12 brani di "No strings attached" e il suo collega Justin Timberlake di un altro. Insomma, i ragazzi ci hanno messo del loro ma resta il fatto che a dargli manforte c'è stato un nutrito drappello di produttori-Mida, di quelli che dove passano lasciano un successo: Rami (c'è lui dietro all'hit ".Baby one more time" di Britney Spears), Richard Marx, Kristian Lundin (produttore per i Backstreet Boys di "Quit playing games (with my mind)") e Diane Warren (che ha lavorato con gli Aerosmith). Il risultato è un album dove ogni brano è calibrato sul gusto di un pubblico che non è certo in cerca di emozioni forti. L'unica emozione ammessa è il romanticismo (un po' melenso) e di questo ce n'è, a tratti, davvero a volontà. D'altronde, i cinque hanno le voci che si ritrovano e dal melodico non riescono proprio a staccarsi. Prova ne sia la piuttosto deludente cover di "Just got paid", successo degli anni Ottanta di Johnny Kemp, dimostrazione che per certe cose i cinque non hanno davvero le voci giuste. Ma le voci ci sono, questo bisogna dirlo, come dimostra il brano a cappella che chiude l'album, "I thought she knew". E ben vengano, allora, le ballate tipo "This I promise you", che se anche hanno quel che di già sentito, presentano degli 'N Sync decisamente più credibili. Se proprio i cinque hanno questo forte desiderio di black music, è forse al soul, e non all'hip hop, che dovrebbero guardare, come fanno in "I'll be good for you", un brano che valorizza le qualità vocali del quintetto. Quanto al fatto che questo album abbia battuto tutti i record vendendo nella prima settimana di uscita quasi due milioni e mezzo di copie, la faccenda ha poco a che fare con la musica. Potrebbe interessare forse qualche ricercatore che si occupa di fenomeni sociologici, perché il delirio scatenatosi intorno ai cinque - lo sapevamo già, ma dopo l'ascolto del disco ne siamo certi - non c'entra molto con le loro canzoni.

TRACKLIST

01. Bye bye bye
02. It's gonna be me
03. Space cowboy (Yippie-yi-yay)
04. Just got paid
05. It makes me ill
06. This I promise you
07. No strings attached
08. Digital get down
09. I'll never stop
10. Bringin' da noise
11. That's when I'll stop loving you
12. I'll be good for you
13. If I'm not the one
14. I thought she knew
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