Recensioni / 05 giu 2019

Duff McKagan - TENDERNESS - la recensione

A lezioni di sensibilità, con Duff McKagan dei Guns N’ Roses.

‘Tenderness’ di Duff McKagan è un disco che sorprende per la sua complessità contenutistica: la recensione

Voto Rockol: 4.0/5
TENDERNESS
© UMG Recordings, Inc. (Digital Media)

di Simöne Gall

La tenerezza espressa nel titolo è in un certo qual modo allusiva dello stato di pace interiore ormai da tempo acquisito dall’autore dell'album in questione, che esce oggi per Universal Music Enterprises. In realtà, quello di Duff appare più come un monito ("A little tenderness is what we need", canta con quel suo modo tutto istintivo e un po’ stonato) affinchè ci si voglia tutti un po’ più bene, in questi tempi in cui il distacco empatico fra gli individui pare acursi sempre di più. Con la pubblicazione di ‘Tenderness’, ibernato da tempo il progetto mai grandemente avvincente dei Loaded (causa impegni maggiori – vedi la facoltosa reunion coi vecchi compagni Axl e Slash), Duff ha ormai perfettamente imparato "come si fa ad essere un uomo", per alludere al titolo del suo libro più recente. 

Nel 1993, concluso il massacrante tour da 192 date di ‘Use Your Illusion’ con la band madre, Duff si lanciava senza tregua in un altro ciclo concertistico in occasione dell’uscita di 'Believe In Me', il suo discreto esordio solista licenziato dalla Geffen. Tutt’altro che in salute, in quel periodo il suo andamento esistenziale si trovava ad essere tristemente subordinato a un uso eccessivo di alcol e polvere bianca, cui il bassista si appigliava ormai da tempo nel tentativo di far fronte al devastante peso dell'essere una rockstar con un problema legato all’ansia e agli attacchi di panico (argomenti messi in luce dallo stesso McKagan nella scorrevole autobiografia, 'It's So Easy and Other Lies').

Dopo più di due decenni di sobrietà, Duff è oggi un dotto ultracinquantenne, un padre attento e un marito compiaciuto, lontano dalla dissolutezza e dall’imprevidenza che avevano contrastato il corso dei suoi vent’anni. ‘Tenderness’ possiede una natura coscienziosa e mai ingenua, livellata da una pacatezza sonora che riflette tutti brani che lo compongono. Musicalmente, il carattere calmo dell’album è intuibile sin dalla copertina, con Duff che imbraccia una chitarra acustica. La vena punk che da sempre lo contraddistingue questa volta rimane latente, manifestandosi viepiù nelle tematiche trasmesse nelle liriche, che stavolta vertono sull’attualità politica ("It's Not Too Late" o la già sentita "Chip Away", che richiama piacevolmente i Rolling Stones), sul disordine sociale o sulla dipendenza da oppioidi ("Falling Down"). “Last September” è un altro coinvolgente brano improntato, un po’ come tutto il materiale del disco, alla tradizione cantautorale folk di Nashville, dolcemente inumidito da una lap steel guitar e un accompagnamento di piano e violino, il cui testo pone in evidenza l’argomento annesso al movimento #MeToo. 

Nell’approcciarsi alla realizzazione del suo terzo lavoro, l’autore ha specificato di aver voluto rasentare quel genere di scrittura alla Mark Lanegan o alla Greg Dulli, senza però dimenticarsi di fare i conti con lo spirito del sempre presente Johnny Thunders, più volte tributato da Duff sin dai tempi della splendida e mai dimenticata “So Fine” (da ‘Use Your Illusion II’). Avvalendosi del talento di Shooter Jennings, la cui personalità musicale appare senz’altro percettibile nel taglio outlaw country che permea ‘Tenderness’ nella sua interezza, Duff non delude i fan che da tempo ormai immemore gli vogliono enormemente bene (compreso chi scrive), concedendosi un risultato eccezionalmente ben bilanciato, ricco di sfumature, ma anche pregno di toccanti melodie, come nella meravigliosa “Feel”, in dedica all’amico di Seattle Chris Cornell. 

"No one said this would be easy/No one said life would be sane", ci ricorda McKagan in “Breaking Rocks”. Parole che sembrano allinearsi alle riflessioni esistenziali espresse da Axl Rose nella meravigliosa suite “Estranged”, ancora dal già citato ‘Use Your Illusion II’. A sentire Slash, a proposito, i “Guns N’ Roses” starebbero attualmente lavorando a del materiale nuovo. Perdonate il virgolettato; è che in certi casi sono un purista. I Guns N’ Roses, per come la vedo io, non sono proprio quelli del “Not in this Lifetime Tour”. Ma non mi si prenda in odio per questo. 

TRACKLIST

01. Tenderness - (04:03)
02. It's Not Too Late - (04:09)
03. Wasted Heart - (04:41)
04. Falling Down - (03:10)
05. Last September - (06:21)
06. Chip Away - (03:21)
07. Cold Outside - (04:42)
08. Feel - (04:38)
09. Breaking Rocks - (03:02)
10. Parkland - (03:34)
11. Don't Look Behind You - (06:14)