«UNA NUOVA ROSALBA IN CITTà - Arisa» la recensione di Rockol

C’è "Una nuova Rosalba" in città: il disco di Arisa

Il nuovo album di Arisa è la colonna sonora di una serata in discoteca per scacciare i mali pensieri.

Recensione del 11 feb 2019 a cura di Claudio Todesco

La recensione

Due settimane fa, negli uffici della sua nuova etichetta discografica con affaccio su Galleria del Corso, Arisa spiegava ai giornalisti milanesi lo spirito di quest’album. «Ho voglia di cose belle. Voglio essere leggera. Vivere non è facilissimo». Raccontava la fatica che si prova quando la gente ti mette continuamente in discussione, quando ti fanno sentire diversa, quando ti fanno capire che non sei adatta a guidare un’auto o ad accudire un cane. «Dopo un po’ dici: ehi, ci sono anch’io». “Una nuova Rosalba in città” è frutto di questa vulnerabilità e della voglia di celebrare il suo contrario, di smettere di pensare alle avversità e di mettersi a ballare.

Il manifesto dell’album è “Mi sento bene” (Matteo Buzzanca-Lorenzo Vizzini-Alessandra Flora), che la cantante ha portato a Sanremo 2019, un musicarello disco-pop che inizia con una melodiosa riflessione sul senso della vita e sulla morte (la vecchia Arisa) e si trasforma improvvisamente in una canzone degli ABBA (la nuova Arisa). Ma anche dietro a questa esplosione di vitalità s’intravede un dramma e a leggerle senza l’accompagnamento musicale parole come «Se non ci penso più, mi sento bene» mettono i brividi. Se “Rolls Royce” di Achille Lauro mette in fila una serie d’icone pop per parlare di morte, “Mi sento bene” usa il registro dell’euforia per parlare di depressione.

Nella sua unicità, “Mi sento bene” ben rappresenta l’album e il tentativo della cantante e della sua nuova etichetta discografica (è il primo disco con la Sugar, dopo una vita in Warner) di riposizionare l’artista: meno ballate drammatiche e riflessive, più ritmo e colori, un cast di una ventina di autori e produttori come usa nei dischi pop contemporanei. “Una nuova Rosalba in città” è uno di quei dischi in cui le canzoni sono suonate da pochi musicisti, tante tastiere e programmazioni su cui s’incastrano interventi ora di chitarre, ora di pianoforte. La voce di Arisa è resa ora in modo naturale, ora filtrata, intona versi ispirati e qualche vacua sciocchezza. È la colonna sonora di una serata in discoteca per scacciare i mali pensieri.

La canzone più curiosa è “Quando c’erano le lire” (Morgan Giovannetti-Giulia Anania-Marta Venturini), un pezzo sulle relazione ai tempi dei social che suona, forse non per volontà degli autori, anche come una giocosa presa in giro di chi è convinto che un tempo si era tutti più ricchi e felici. Due altri pezzi definiscono il carattere del disco e mettono a fuoco l’idea di Arisa iconcina del pop progressista e donna del suo tempo. In “Minidonna” (Gianluca de Rubertis) Arisa canta di sessualità fluida, in “Gli amanti sono pazzi” (Diego Mancino-Dario Faini-Matteo Buzzanca) racconta il “pensiero stupendo” della ragazza che incontra l’ex accompagnato dalla nuova fidanzata, ma al posto di rinnamorarsi di lui prende una sbandata per lei.

Arisa ama particolarmente “Il futuro ha bisogno di amore” (Stefano Brandoni-Diego Mancino-Rosalba Pippa) perché ci sente le voci dei genitori e perché racconta che il mondo non è «un insieme di confini e passaggi obbligati, non esistono persone di serie B». Chi ama le canzoni più lente e riflessive troverà “Così come sei” (Lorenzo Vizzini), che con i suoi leggeri svolazzi soul si distanzia dal mood estivo del disco, e “Amarsi in due”, versione in lingua italiana (Cristiano Malgioglio) di “Amar pelo dois” di Salvador Sobral (Eurovision 2017). Per chi ama le interpretazioni drammatiche ci sono “Vale la pena” (Edwyn Roberts-Niccolò Agliardi) e “La domenica dell’anima” (Dario Faini-Diego Mancino), anche se la metafora calcistica (fare un gol al Brasile = realizzare i propri desideri) suona forzata e poco efficace.

Viviamo in un paese in cui una persona su dieci usa tranquillanti e ansiolitici, in cui la diversità è vissuta come un pericolo, in cui la retorica del vincente è diventata insopportabile. Ecco perché la fragilità e la voglia di riscatto di Arisa suscitano empatia. Viviamo, anche, in un paese in cui alle giovani s’insegna che l’imitazione sgolata delle cantanti soul americane è la scorciatoia per conquistare il pubblico. Lo stile di Arisa, la sua capacità di caratterizzare le interpretazioni senza ricorrere all'urlo sguaiato, il suo talento nell’articolare le sfumature delle canzoni la rendono un'aliena, anche in questa chiave poptimist e vagamente camp.

TRACKLIST

02. Tam tam (03:06)
03. Mi sento bene (03:44)
06. Minidonna (02:50)
08. Vale la pena (03:30)
10. Così come sei (03:42)
12. Amarsi in due (02:50)
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.