«CORAGGIO DA VENDERE - Diaframma» la recensione di Rockol

Diaframma - CORAGGIO DA VENDERE - la recensione

Recensione del 25 mar 2000

La recensione

Di coraggio da vendere ce ne vuole davvero, caro Federico Fiumani alias Diaframma, figlio degenere di quella scena fiorentina che ha saputo inventarsi il rock all’italiana con i suoi Litfiba, con i Moda di Fabrizio Barbacci (Ligabue, Negrita), con le peregrinazioni appenniniche di Magnelli/Maroccolo e di Canali lanarchico(CSI). Niente è più come allora, adesso, tranne tu, cioè i Diaframma.Una splendida eccezione, un gruppo e un mondo ormai fuori dal tempo, anzi, senza tempo. Sei un po’ il nostro Syd Barrett, diamante pazzo di un universo musicale nel quale regni incontrastato: Fiumanilandia continua a materializzarsi negli album dei Diaframma, che escono per le tue edizioni date in licenza alla Self. niente di più: niente major, neppure una in un mondo che tiene in una major persino i barricaderi Gang. Sarà forse perché l’originalità, l’incontrollabilità fanno più paura dell’impegno, oggi, perché l’artista ‘ha da essere anzitutto professionale’, e tu sei un cavallo mezzo matto, troppo abituato a correre da solo e per pochi paganti. Sarà forse perché fai un po’ paura, mi dicono, un personaggio unico ma poco gestibile, troppo ‘artista’ al punto da sembrare un visionario. E’ una strada segnata, la tua, un cammino parallelo su strade che non sboccano mai sulla via principale, ma si limitano ad osservarla dal lato, scantonando di continuo. Eppure che dischi! arrivano da Fiumanilandia ogni tanto, come questo ultimo tuo, con testi splendidi, pieni di immagini che fanno e sono poesia, di canzoni fatte di una musica che discende diretta da quelli anni ’80 del rock italiano che erano laboratorio e invenzione. Fatto sta che “Coraggio da vendere” è un disco molto bello, che mi viene la voglia di chiamarti e dirtelo, anche se non ti conosco. E mi viene anche voglia di saperne di più su questo mistero Fiumani che dura ormai da vent’anni: “Il meglio lo teniamo per noi”, dici ad un certo punto del disco, e credo che sia giusto così. Niente parole, allora, mi bastano quelle scritte e cantate su questo disco, in immagini fulminanti come “Le navi del porto/hanno nomi di donna/e il cuore chissà dov’è”, oppure la penultima, splendida “Avevo tutto”, che dice “Avevo tutto/un fiore che amavo/che aveva dentro/ il mio fallimento/poi è successo/che in certi pomeriggi/mi guardavo recitare/in una scena stanca/in una scena vuota/la cera colava/ e il cuore piangeva/la giovinezza/ si sbriciolava/ in un secondo/fra le dita della mano”. Ciao Diaframma e sempre grazie. Rimani sempre così, Fiumani. Sei l’unico che ce l’ha fatta.
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