«DUSTY NOTES - Meat Puppets» la recensione di Rockol

Il ritorno dei Meat Puppets è tutto country & western

Il nuovo lavoro dei fratelli Kirkwood abbraccia pienamente le sonorità americane classiche, senza rinunciare alla bizzarria tipica della band di Phoenix

Recensione del 17 mar 2019 a cura di Andrea Valentini

La recensione

“Note polverose”, declama il titolo di questa nuova fatica in studio dei meravigliosi fratelli Kirkwood – due veri sopravvissuti DOC. Sopravvissuti ai propri demoni, a vizi e stravizi. Alla scena punk per cui non erano abbastanza punk e alla scena non punk che non sapeva cosa farsene di loro. E sopravvissuti a una specie di fama che sembrava essere arrivata grazie ai Nirvana (ricordate tutti il loro cameo da ospiti d’onore durante l’MTV Unplugged di Cobain e soci?), ma in realtà è passata sfilando come un tram fantasma, lasciando più casini che altro.

Note polverose, dicevamo: un’immagine distonica che evoca molto bene il sound dell’album – il primo, dopo 24 anni, che rivede il gruppo nel suo assetto originale, col batterista Derrick Bostrum nuovamente dietro alle pelli. E la polvere di cui parlano è quella generata dalla sabbia del deserto dell’Arizona, che loro hanno nel sangue e nel DNA da sempre (sono un gruppo made in Phoenix, Arizona: non dimentichiamolo). Una sabbia calda e finissima, che crea una patina dal sapore western su ognuna delle 11 canzoni della tracklist.

In poche parole: i Meat Puppets si sono gettati (per il loro album numero 15 in 37 anni abbondanti di attività) a capofitto nel country e nel roots, generi con cui hanno sempre flirtato abbondantemente, riuscendo a utilizzarli come ponte fra la psichedelia più intossicata alla Grateful Dead e il punk hardcore statunitenese della scena più amfetaminica di fine anni Settanta-inizio Ottanta.

Il risultato è una manciata di pezzi di pura musica americana tradizionale, con iniezioni sottocutanee di microdosi di alternative rock e un filo di progressive senza velleità “riccardone” (si veda “Vampyr’s Winged Fantasy”). Tutto questo mantenendo un’aura di weirdness, di bizzarra inafferrabilità, che evita di cadere in facili stereotipi di genere.

Sicuramente questo non è un capolavoro o uno dei loro dischi epocali. Ma, del resto, è importante che i Meat Puppets ci siano ancora e abbiano frecce al proprio arco. Specialmente quando riescono a creare musica che ancora incuriosisce e ha un buon profumo di mistero.

TRACKLIST

01. Warranty (03:58)
02. Nine Pins (04:04)
03. On (03:22)
04. Unfrozen Memory (04:23)
05. Dusty Notes (03:45)
07. Sea of Heartbreak (02:49)
08. Nightcap (04:35)
10. Outflow (04:09)
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