THE BLACK LIGHT (20TH ANNIVERSARY EDITION)

City Slang (Digital Media)

Voto Rockol: 5.0 / 5

di Marco Jeannin

Pensiamoci bene: su diciassette pezzi in scaletta, undici strumentali e solo sei cantati. Davvero altri tempi… “The Black Light” esce il 19 maggio del 1998. In quel periodo Joey Burns e John Convertino hanno all’attivo solamente un album, “Spoke”, uscito nel 1996 e sulle spalle l’esperienza con i Giant Sand. I Calexico sono all’inizio di quel progetto che, proprio dall’uscita di “The Black Light”, diventerà la totalità della loro vita.

Oggi. A vent’anni di distanza dei Calexico parliamo come di una band che ormai ha fatto scuola. Li prendiamo spesso e volentieri come termine di paragone per le nuove leve ma contemporaneamente possiamo ancora apprezzare quanto di nuovo la band di Tucson mette sul piatto, vedi il recente “The thread that keeps us”, uscito a febbraio di quest’anno. I Calexico sono dunque vivi e vegeti, producono mantenendo altissimo lo standard di qualità tanto da poterli dare quasi per scontati. Ma come siamo arrivati a questo punto? Beh, probabilmente è proprio grazie a “The Black Light” e a quei diciassette pezzi di cui undici strumentali che oggi compiono vent’anni; un disco che la band, giusto per festeggiare a dovere, ha deciso di ripubblicare in versione estesa. Dal punto di vista tecnico dunque, “The Black Light” torna con un nuovo titolo "The Black Light - 20th Anniversary Edition” ed è proposto in due versioni. Una versione doppio CD con abbinato un booklet da ben ventiquattro pagine con tantissime note inedite di Burns (forse la vera chicca della ristampa) e in versione doppio vinile (vinile nero e vinile trasparente in edizione limitata) da 180 gr con copertina apribile e logo in rilievo, un booklet in formato grande da otto pagine, un coupon per il download e una maglietta in edizione limitata, disponibile solo per i fortunati che hanno preordinato il disco. Per entrambe le versioni invece è stata pensata una nuova copertina, completamente rivisitata da Victor Gastelum.

Dentro ci trovate il seminale “The Black Light” nella sua interezza, accompagnato da ben undici bonus track di cui tre remix della sola “Minas de cobre”, forse il pezzo più significativo di un disco che è riuscito a fare immediatamente la differenza per la band. E non lo dico io. Lo dice Convertino:

"The Black Light" è uno dei miei preferiti, forse addirittura il mio preferito di tutti i nostri dischi. È stato il primo che abbiamo fatto in studio e uscendo dalla band The Friends of Dean Martinez è stato un periodo di sperimentazione con molti nuovi strumenti […]. Ascoltando ora, sento molta pazienza nel mixare e nel costruire le canzoni. Abbiamo trascorso molte notti in studio e provato molte cose diverse. Sono davvero entusiasta di questa ristampa, dell’opportunità di mostrare l'incredibile arte di Victor in un colore diverso, nuove tracce bonus, note di Joey - che sono una lettura affascinante - e un commento scritto dal nostro amico di lunga data Wyndham Wallace. Sono molto grato che ci sia ancora così tanto interesse nel disco e nella band dopo oltre 20 anni.

A tutto questo Burns aggiunge:

Mi è piaciuto riprendere in mano "The Black Light" e trovare vecchi quaderni di schizzi di vent’anni fa. Il suono e lo spazio della stanza nelle esibizioni mi ricordano la sensazione di grande apertura che ho avuto quando sono arrivato a Tucson nei primi anni '90. È una bellissima istantanea nel tempo e nello spazio e piena di cuore. Ho sempre voluto costruire un'orchestra dell'usato e questa è la cosa più vicina all’idea che John e io abbiamo mai avuto. Molto è stato creato lungo il percorso assemblando un assortimento di suoni che sono diventati canzoni; alcune di essere ce le siamo scambiate attraverso brevi ma dolci messaggi telefonici. Non avremmo potuto farlo senza entrambe le etichette discografiche che sono ancora oggi nostri amici intimi o senza l'immenso aiuto del talentuoso Victor Gastelum. La comunità che all’epoca era così piccola ha ancora quella connessione intima e l'atmosfera da piccola città. Non avremmo potuto fare tutto in questo modo senza gli ascoltatori e i sostenitori della musica indipendente. Grazie. 

C’è poco da girarci intorno: vent’anni fa usciva un disco fondamentale. Fondamentale per la carriera dei Calexico, così come per la musica indipendente americana e per un genere che ha trovato con questo disco la sua perfetta definizione. Un disco di frontiera che oggi suona addirittura quasi sperimentale. Un disco che non aveva paura di suonare, che racconta una storia senza per forza ricorrere alle parole dall’inizio alla fine ma dosandole con precisione per lasciare il giusto spazio ai suoni, l’unico modo possibile per descrivere gli spazi, il deserto e l’infinito.

Pensiamoci bene: su diciassette pezzi in scaletta, undici sono quelli strumentali e solo sei quelli cantati. A questi oggi si aggiungono undici bonus track di cui solo una gode di una linea vocale. E che suono incredibile: Roots Rock, Desert Rock, Tex Mex... chiamatelo un po' come volete: dal 98 in poi sono tutti sinonimi di Calexico. Buon compleanno ragazzi. 

TRACKLIST

#1
01. Gypsy's Curse - (04:17)
02. Fake fur - (02:36)
03. The Ride, Pt. 2 - (03:08)
04. Where Water Flows - (01:57)
05. The Black Light - (03:20)
06. Sideshow - (02:02)
07. Chach - (03:32)
08. Missing - (06:01)
09. Minas de Cobre (for Better Metal) - (03:08)
10. Over Your Shoulder - (04:10)
11. Vinegaroon - (01:06)
12. Trigger - (02:34)
13. Sprawl - (01:27)
14. Stray - (02:54)
15. Old Man Waltz - (02:29)
16. Bloodflow - (05:09)
17. Frontera - (04:19)

#2
01. El Morro - (04:43)
02. Man Goes Where Water Flows - (04:17)
03. Glowing Heart of the World - (04:50)
04. Too Much Sprawl - (06:55)
05. Rollbar - (05:01)
06. Minas de Cobre - Extend-o-mix - (06:18)
07. Minas de Cobre - Spatial Mix - (04:16)
08. Minas de Cobre - Acoustic Mix - (02:16)
09. Lacquer - (04:00)
10. Drape - (04:15)
11. Bag of Death - (01:45)