«FUTURE IS NOT COMING – BUT YOU WILL - Johnny Mox» la recensione di Rockol

Johnny Mox - FUTURE IS NOT COMING – BUT YOU WILL - la recensione

Recensione del 10 dic 2018 a cura di Francesco Locane

Voto 7/10

La recensione

Co-responsabile del progetto musicale multiculturale Stregoni, il polistrumentista trentino Gianluca Taraborelli veste in panni di Johnny Mox dal 2012, anno di uscita di “We=Trouble”: beat box, gospel, rap, garage, punk e blues si mescolano con le parole affilate e intelligenti di prediche laiche (da qui il soprannome di “Reverendo”) per creare un convincente amalgama di notevole spessore musicale ed espressivo. Il terzo album “Future is not Coming - But You Will” prosegue questo cammino sperimentale e sin dal titolo spazza via ogni visione utopistica, sottolineando al contempo la nostra inevitabile partecipazione e quindi responsabilità rispetto a ciò che avverrà. 

Com'era accaduto anche in “Obstinate Sermons”, anche quest'ultimo disco è pervaso da un senso notturno e dolente: con voce baritonale, il Reverendo racconta di uomini, macchine e lavoro sul morbido groove di “Robots”, e tinge di soul la dolce solennità di “A Dangerous Summer”. Sono spesso le chitarre a segnare brani dall'andamento ipnotico e tribale, che si insinuano nel cuore un po' alla volta per rimanerci: il singolo “Destroy Everything” è una posata ma decisa canzone di lotta caratterizzata da riverberi western come la scura “You Are Not Special”, mentre le martellanti e sincopate scansioni di “Bitterlake” intrecciano nervosamente chitarre surf e richiami mediterranei. 

Per quanto più vicino alla forma canzone, Johnny Mox non dimentica gli spoken: la sua voce suona tirata ma invincibile in “Still Praisin” e il mantra à la Rage Against the Machine di “0.

999” (“Contraddictions have not been resolved / they've been secretly accumulated”) fotografa spietatamente il mondo con una decina di parole. L'album si conclude, forse con qualche momento di monotonia di troppo, con la sperimentale “Sent from the Future”: su un impianto marziale e deciso, tra field recordings e rumorismi, si innalza un realistico riadattamento delle visioni di Gil Scott Heron. “It's gonna be true / And it's gonna be offline / It's gonna be real / And it's gonna be offline / It's gonna be dangerous / And it's gonna be offline”, scandisce sicuro il Reverendo: ce ne fossero, di predicatori come lui.

TRACKLIST

01. Battlefield (04:19)
02. Destroy Everything (05:36)
03. Still Praisin (04:58)
04. A Dangerous Summer (02:24)
05. Robots (03:01)
06. The Cleanest (02:19)
07. Bitterlake (03:58)
08. 0.999 (02:10)
09. You Are Not Special (04:11)
10. Sent from the Future (06:37)
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