«ORIGINS - Imagine Dragons» la recensione di Rockol

Le "Origins" degli Imagine Dragons, in un disco di pop rock contemporaneo

La band torna, a poco più di un anno da "Evolve", con un disco che non cambia la formula del loro successo

Recensione del 09 nov 2018 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

C’è un grosso fraintendimento sugli Imagine Dragons. Spesso si accosta la parola “Rock”alla band di Las Vegas, fin da quando emerse con “Night visions” qualche anno fa. Se guardate la loro pagina Wikipedia, per esempio, la parola compare 44 volte e gli estensori citano tra i generi di riferimento  alternative rock, pop rock,indie rock, electronic rock. Solo dopo arrivano i generi legati al pop.

E’ lo stesso errore che abbiamo fatto con i Coldplay: odiati dai puristi del rock, ma con un pubblico enorme, e autori di canzoni-canzoni che funzionano. Gli Imagine Dragons sono pop, e pop non è una parolaccia, anzi.

“Origins” arriva a poco più di un anno di distanza da “Evolve”, disco che ha cementato la fama e il successo del gruppo: numero 1 in diversi paesi (ma non in America, dove è arrivato al 2° posto, e in Inghilterra, 3°) e con almeno tre singoli che abbiamo sentito ovunque, dalla TV ai social: “Believer”, “Thunder” “"Walking the Wire”. In Italia, hanno fatto una sola data da 60.000 persone, a Rho.

Gli Imagine Dragons sono i nuovi Coldplay: forse non hanno la stessa capacità di scrittura di Chris Martin e soci, ma hanno un gran gusto per le canzoni enfatiche e da cantare in coro. Scrivono inni, insomma. Più si va avanti e più questo paragone - usato dai tempi di “Night visions” e non particolarmente originale, ce ne rendiamo conto - risulta però calzante.  “Origins” ne è una nuova prova.

Quel che rimane del rock, anche in queste 15 canzoni, è l’interpretazione spesso “sforzata” e aggressiva di Dan Reynolds, come in “Natural”. Il rock rimane anche nelle chitarre di “Machine”, ma su una base ritmata che ricorda “Thunder”, anche nel coro. Ma per il resto, non c’è molto altro che potremmo davvero definire rock. “Zero”, per esempio, ha un ritornello che ricorda il “phrasing” di “Umbrella” di Rihanna. Ogni tanto il gruppo prova escursioni in generi complementari: “West coast” ricorda il folk contemporaneo dei Mumford & Sons mentre “Digital” parte con una chitarra acustica prima di implodere su un ritmo che negli anni ’90 avremmo chiamato drum and bass. “Bullet in a gun” in alcuni passaggi ricorda i Talking Heads, prima di arrivare ad un ritornello corale che è invece tipicamente Imagine Dragons. 

“Origins” è stato prodotto con Joel Little (Lorde, Khalid), Mattman & Robin (Selena Gomez, Carly Rae Jepsen) e John Hill (Florence + the Machine). E’ considerato una sorta di gemello di “Evolve”. Nella struttura, nella produzione, nei suoni e nella scrittura, p semplicemente un buon disco di pop contemporaneo con canzoni che nel loro genere sono perfette ed efficaci. Gli Imagine Dragons hanno sviluppato un proprio marchio sonoro: linea melodica diretta, cantato corale, ritmica quasi sempre marziale. Un album che non convertirà gli scettici, e che continuerà a fare grandi numeri.

TRACKLIST

01. Natural (03:09)
02. Boomerang (03:07)
03. Machine (03:01)
04. Cool Out (03:37)
05. Bad Liar (04:20)
06. West Coast (03:37)
08. Bullet In A Gun (03:24)
09. Digital (03:21)
10. Only (03:00)
11. Stuck (03:10)
12. Love (02:46)
13. Birds (03:39)
14. Burn Out (04:33)
15. Real Life (04:07)
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