THE BEATLES (SUPER DELUXE)

Apple / Universal (6 x CD)

Voto Rockol: 5.0 / 5

di Claudio Todesco

C’è stato un tempo in cui si sapeva ben poco di certi dischi, anche dei più belli, celebrati e persino leggendari. Si conosceva quel che la musica diceva esplicitamente oppure suggeriva. Il resto lo si fantasticava oppure ci si informava attraverso rari libri, articoli e interviste, notizie mal verificate, qualche mito. Quell’epoca è finita e ristampe come questa di “The Beatles” contengono una tale quantità di informazioni, sonore e non, da eliminare ogni residuo mistero che circonda la musica. Esce in quattro versioni: la super deluxe da 6 CD + 1 Blu-Ray, 107 tracce, con allegato un libro magnifico; la deluxe in 3 CD (il doppio più gli "Esher demos"); il box set da 4 LP; il doppio LP. Tutte contengono le 30 tracce dell’album del 1968 nei nuovi mix stereo realizzati da Giles Martin partendo dai nastri multitraccia originali. È un viaggio nel mondo del cosiddetto album bianco che stupirà chi non ha mai approfondito la materia e che può riservare qualche sorpresa anche ai beatlesiani.

“The Beatles” for dummies
Pubblicato nel novembre 1968, alla fine di un anno bello e terribile per il mondo e per la musica, “The Beatles” è uno dei grandi doppi della storia del rock. Primo album del gruppo dopo la morte del manager Brian Epstein e primo ad uscire su Apple, è in un certo senso l’opposto di “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” del 1967. Quello era meticolosamente costruito strato su strato, utilizzando lo studio di registrazione come strumento aggiuntivo. Questo è più semplice e diretto, frutto della voglia di tornare a suonare come una band, anche se le session furono lunghe e per certi versi snervanti, con decine e a volte un centinaio di take per canzone. È un lavoro incredibilmente vario. Nelle note di copertina Paul McCartney scrive che “ci stavamo incamminando in nuove direzioni senza una mappa”. Parlando del padre George, molto più di un produttore per i Beatles, Giles Martin afferma che “in 1968, he lost the classroom”. Intende dire che i quattro scolaretti/musicisti si affrancarono in parte dal loro insegnante/guida musicale per fare le cose a modo loro. Il risultato è un’esplosione disordinata di creatività, tant’è che oggi “The Beatles” rappresenta l’archetipo dell’album pieno di cose, prodotto senza porsi limiti, andando oltre l’idea di disco rock che si era formata pochi anni prima.
Soprannominato “White album” a causa della copertina, contiene un gran numero di classici, da “Blackbird” a “While my guitar gently weeps”, passando per “Back in the U.S.S.R.”, “Happiness is a warm gun”, “Ob-la-di Ob-la-da”, “Helter skelter” e si potrebbe continuare a lungo. Molti lo considerano l’album in cui lo spirito da “tutti per uno” dei Beatles comincia a svanire. Sarebbe cioè un disco-collage di tre solisti (più uno). E invece alcune di queste registrazioni e varie testimonianze raccontano un momento in cui la band è ancora coesa e ha una gran voglia di fare musica assieme. Per alcuni è il disco migliore dei Beatles. George Martin non era d’accordo.

Il nuovo mix
Fare un nuovo mix di un disco leggendario non è una passeggiata. Non è come rimasterizzarlo o ripulire il suono. Si tratta di riprendere le tracce originali e alterare l’equilibro con cui cinquant’anni fa strumenti e voci erano stati assemblati. Giles Martin dice di aver compiuto l’operazione con lo scopo di farci sentire il più possibile vicini ai Beatles in sala d’incisione. Confrontando le versioni digitali del nuovo mix con l’ultima edizione rimasterizzata dell’album emergono alcune chiare differenze soprattutto nella distribuzione degli strumenti nello spazio sonoro. È stato fatto uno sforzo per attenuare la divisione a volte marcata degli strumenti fra canale destro e sinistro, eredità dell’epoca in cui lo stereo stava prendendo piede e non si sapeva bene che farsene. Il nuovo mix mette lievemente in risalto certi strumenti, come il pianoforte in “Dear Prudence”, l’entrata di batteria in “Long, long, long” o la vivida introduzione di “Ob-la-di, ob-la-da”, ma più spesso ne attenua l’impatto per ottenere un suono più naturale e d’insieme. Sono i Beatles, è sempre il “White album”, ma è come se lo si ascoltasse da una prospettiva lievemente diversa.

Gli Esher Demos
Nel maggio 1968, un anno dopo la pubblicazione di “Sgt. Pepper’s” e sei mesi dopo “Magical mystery tour”, i Beatles si ritrovarono nella casa di George Harrison a Esher, nella campagna del Surrey, per porre le basi del nuovo album. Delle 27 canzoni provate, 19 sarebbero entrate a far parte di “The Beatles”. Per anni, quelle incisioni sono state diffuse sotto forma di bootleg. Sette erano finite nella “Anthology” e le ritroviamo oggi con le altre 20 nel cofanetto e nel terzo CD della deluxe. Nel libro allegato al box set, il critico inglese John Harris arriva a parlare di invenzione dell’unplugged. Non si tratta, però, della riproposizione in chiave acustica di brani già noti, ma al contrario di provini di un album ancora da incidere, una pratica diffusissima allora e, in altre forme, anche oggi.
Alcune di queste canzoni erano state scritte con strumenti acustici durante la permanenza in India e una buona metà è opera di John Lennon. L’eccitazione del momento è palpabile, alcune parti sono evidentemente improvvisate in questo formato e in attesa di essere sistemate, i testi sono a volte da rifinire, c’è un po’ di cazzeggio, ma è impagabile sentire i Beatles suonare “Back in the U.S.S.R.” e fare gli assoli con la bocca o John Lennon spiegare l’origine di “Dear Prudence” sulla coda della canzone. Fa uno strano effetto ascoltare “Ob-la-di ob-la-da” senza pianoforte e con il “chicka-boom” delle voci (qualcosa di simile alla take 3 contenuta nelle “Sessions”) o scoprire che “While my guitar gently weeps” funziona perfettamente anche senza chitarre elettriche. “Yer blues” è ricondotta alla sua essenza country blues, mentre a “Happiness is a warm gun” manca una sezione e a un certo punto John gioca col nome di Yoko Ono cantando “Yoko oh no, Yoko oh yes”. Sbavature a parte, “Blackbird” e “Julia” sono già magnifiche e la fiaba di “Cry baby cry” con la voce raddoppiata di Lennon mette letteralmente i brividi.
Non tutto il materiale venne usato e alcune canzoni abbozzate finirono in “Abbey Road” (“Mean Mr. Mustard” e “Polythene Pam”) e nel repertorio solista di Lennon (“Child of nature”, ovvero “Jealous guy” con l’India al posto di Yoko), McCartney (“Junk”) e Harrison (“Not Guilty”, di cui verranno prodotte oltre 100 take, e “Circles”, che uscì quattordici anni dopo il “White album”). “What’s the new Mary Jane” non finì nel disco bianco e qui suona come un momento di ricreazione. Tempo un mese e “Sour milk sea” di Harrison verrà incisa da Jackie Lomax con tre quarti dei Beatles, Eric Clapton e Nicky Hopkins.
Al di là delle singole performance, è l’illusione d’essere lì a rendere speciali queste registrazioni, è l’assurda sensazione d’essere parte, in qualche modo, del rapporto che legava i quattro. Se amate i Beatles e non conoscete questi provini, gli “Esher demos” avranno l’effetto di un tenero abbraccio con la storia.

Le session
Coprono tre CD del box set e sono bellezza e disordine. Così come per gli “Esher demos”, non tutto è inedito giacché il primo disco del terzo volume della “Anthology” offriva molti materiali registrati nel Surrey e negli studi della EMI. Evocano bellezza perché contengono performance sorprendenti poiché ancora in via di definizione. È il caso della versione di oltre 10 minuti di “Revolution 1”, la take 18 che a quanto pare John cantò steso sul pavimento e che contiene un paio di loop che verranno usati in “Revolution 9”. È bellezza anche per i momenti informali, come quando Paul si dice indeciso su quale voce usare in “Blackbird”, e per i 13 minuti della versione lenta e rock-blues di “Helter skelter” (alla fine della take 17, veloce, Macca soddisfatto dirà “Mark it fab”). Per i commenti dei musicisti alle proprie esecuzioni, per la prima take di “Hey Jude” in cui Paul fa il matto, per la versione naked di “Martha my dear”. Per una delle prime versioni per voce e chitarra di “Across the universe”, per il frammento di “Let it be” che non somiglia per niente alla canzone che conoscete e per molte altre ragioni.
Le “Sessions” evocano disordine perché offrono squarci incoerenti nel lavoro in studio del gruppo. Prove, strumentali, ideuzze come “Los paranoias” o “Can you take me back?”, performance da mettere a fuoco e tracce che incuriosiscono, ma non valgono più di un ascolto rafforzano l’idea dell’album bianco come di un contenitore magnificamente incasinato di spunti geniali e giochi musicali. Ci sono altre take di cui si è favoleggiato, anche più di quelle qui incluse, ma 50 pezzi offrono un panorama ampio delle session, stonature comprese. “Se pensi che sia buona, tienila. Se pensi che non lo sia, scartala”, dice Lennon alla fine della settima take di “I’m so tired”, dove canta con magnifica delicatezza. Non poteva immaginare che un giorno anche le incisioni meno riuscite dei Beatles sarebbero diventate oro e che il pubblico avrebbe imparato a rovistare fra i ‘rifiuti’ della storia in cerca di qualche emozione, di una migliore comprensione del loro lavoro, e magari struggersi al pensiero della fine oramai imminente della generazione che ha costruito il rock come lo conosciamo.
Il settimo disco dell’edizione superdeluxe è un Blu-Ray contenente il nuovo mix dell’album in alta risoluzione, il DTS-HD Master Audio mix 5.1, il Dolby True HD mix 5.1 e il direct transfer dell’originale mix mono.

Il libro
È uno dei valori aggiunti dell’edizione super deluxe. È un volume rilegato con copertina rigida di 164 pagine contenente saggi d’ogni tipo, fotografie d’epoca, riproduzioni di manoscritti, immagini di copertine, test pressing e altri materiali discografici (ci sono anche le stampe delle fotografie dei quattro Beatles e il poster pieghevole con collage di foto su un lato e testi dei brani sull’altro che erano presenti nell'album originale). I saggi sono ben fatti ed esaustivi. Dopo un’introduzione di Paul McCartney, Giles Martin spiega il significato dell’operazione e mette assieme qualche ricordo del padre. Lo scrittore e produttore radiofonico Kevin Howlett racconta come i Beatles arrivarono al “White album”, mentre il critico John Harris ricapitola la storia delle session dell’album, calandola nel più ampio contesto socio-politico del ’68. È ancora Howlett a compilare una utilissima guida all’ascolto traccia per traccia e a raccontare, in un altro capitolo, la storia della session fotografica legata al disco. Andrew Wilson della Tate Modern scrive un saggio della copertina e sulla confezione del doppio perché sì, ci sono cose da dire anche su un quadrato bianco. È affidato a Howlett il racconto del giorno in cui l’album uscì, il 22 novembre 1968. “L’evento musicale più importante dell’anno”, scrisse il Times. Non erano fake news.

TRACKLIST
CD 1: The BEATLES (‘White Album’) 2018 Stereo Mix

Back in the U.S.S.R.
Dear Prudence
Glass Onion
Ob-La-Di, Ob-La-Da
Wild Honey Pie
The Continuing Story of Bungalow Bill
While My Guitar Gently Weeps
Happiness is a Warm Gun
Martha My Dear
I’m so tired
Blackbird
Piggies
Rocky Raccoon
Don’t Pass Me By
Why don’t we do it in the road?
I Will
Julia


CD 2: The BEATLES (‘White Album’) 2018 Stereo Mix

Birthday
Yer Blues
Mother Nature’s Son
Everybody’s Got Something to Hide Except Me and My Monkey
Sexy Sadie
Helter Skelter
Long, Long, Long
Revolution I
Honey Pie
Savoy Truffle
Cry Baby Cry
Revolution 9
Good Night


CD 3: Esher Demos

Back in the U.S.S.R.
Dear Prudence
Glass Onion
Ob-La-Di, Ob-La-Da
The Continuing Story of Bungalow Bill
While My Guitar Gently Weeps
Happiness is a Warm Gun
I’m so tired
Blackbird
Piggies
Rocky Raccoon
Julia
Yer Blues
Mother Nature’s Son
Everybody’s Got Something to Hide Except Me and My Monkey
Sexy Sadie
Revolution
Honey Pie
Cry Baby Cry
Sour Milk Sea
Junk
Child of Nature
Circles
Mean Mr. Mustard
Polythene Pam
Not Guilty
What’s the New Mary Jane


CD 4: Sessions

Revolution I (Take 18)
A Beginning (Take 4) / Don’t Pass Me By (Take 7)
Blackbird (Take 28)
Everybody’s Got Something to Hide Except Me and My Monkey (Unnumbered rehearsal)
Good Night (Unnumbered rehearsal)
Good Night (Take 10 with a guitar part from Take 5)
Good Night (Take 22)
Ob-La-Di, Ob-La-Da (Take 3)
Revolution (Unnumbered rehearsal)
Revolution (Take 14 – Instrumental backing track)
Cry Baby Cry (Unnumbered rehearsal)
Helter Skelter (First version – Take 2)


CD 5: Sessions

Sexy Sadie (Take 3)
While My Guitar Gently Weeps (Acoustic version – Take 2)
Hey Jude (Take 1)
St. Louis Blues (Studio jam)
Not Guilty (Take 102)
Mother Nature’s Son (Take 15)
Yer Blues (Take 5 with guide vocal)
What’s the New Mary Jane (Take 1)
Rocky Raccoon (Take 8)
Back in the U.S.S.R. (Take 5 – Instrumental backing track)
Dear Prudence (Vocal, guitar & drums)
Let It Be (Unnumbered rehearsal)
While My Guitar Gently Weeps (Third version – Take 27)
(You’re so Square) Baby, I Don’t Care (Studio jam)
Helter Skelter (Second version – Take 17)
Glass Onion (Take 10)


CD 6: Sessions

I Will (Take 13)
Blue Moon (Studio jam)
I Will (Take 29)
Step Inside Love (Studio jam)
Los Paranoias (Studio jam)
Can You Take Me Back? (Take 1)
Birthday (Take 2 – Instrumental backing track)
Piggies (Take 12 – Instrumental backing track)
Happiness is a Warm Gun (Take 19)
Honey Pie (Instrumental backing track)
Savoy Truffle (Instrumental backing track)
Martha My Dear (Without brass and strings)
Long, Long, Long (Take 44)
I’m so tired (Take 7)
I’m so tired (Take 14)
The Continuing Story of Bungalow Bill (Take 2)
Why don’t we do it in the road? (Take 5)
Julia (Two rehearsals)
The Inner Light (Take 6 – Instrumental backing track)
Lady Madonna (Take 2 – Piano and drums)
Lady Madonna (Backing vocals from take 3)
Across the Universe (Take 6)


Blu-ray: The BEATLES (‘White Album’)
Audio Features:
: PCM Stereo (2018 Stereo Mix)
: DTS-HD Master Audio 5.1 (2018)
: Dolby True HD 5.1 (2018)
: Mono (2018 Direct Transfer of ‘The White Album’ Original Mono Mix)