«ORDINARY MAN - Day One Day» la recensione di Rockol

Day One Day - ORDINARY MAN - la recensione

Recensione del 21 mar 2000

La recensione

Un’altra conferma dell’ottimo stato di grazia dell’hip hop inglese, l’ennesimo segnale da parte di Melankolic (l’etichetta di Massive Attack) della lungimiranza artistica di 3D e Daddy G. “Ordinary Man” è sicuramente tutto questo e altro ancora. E’ un disco che riconferma il ritorno del concetto di folk all’interno della musica pop contemporanea. E’ un album che riesce a sintetizzare in sé molti dei suoni e degli elementi musicali e non che più hanno contribuito a far progredire la musica; le ritmiche hip hop, l’uso di arrangiamenti per archi (ereditato dall’esperienza del trip hop e dell’abstract musical science inglese), un’attitudine malinconica e una naturale inclinazione a quello “scazzo” che tanta fortuna aveva portato a Beck ai tempi di “Loser”. Così, dopo una falsa partenza (“Waiting for a break” assomiglia troppo a un pezzo di G Love & Special Sauce), Day One imbroccano un pezzo dietro l’altro, facendo crescere sempre più il disco, fino a far arrivare l’ascoltatore a uno stato di ebbrezza sonora in cui malinconia ed estasi, come sempre succede nei grandi dischi, si mischiano diventando un’unica cosa. Lo fanno accostando via via a ritmiche hip hop sempre “grasse e larghe” (rigorosamente “downtempo”) campionamenti e loops che mai suonano scontati, che sempre danno spessore emozionale al brano. Alcuni esempi? In “Walk now talk now” rivoltano su sé stesse chitarre country blues (grazie alle famose tecniche del reverse e del delay). Nella bellissima e commovente “In your life” fanno il verso ai Byrds, ondeggiando tra psichedelia estatica e malinconia (già, il perfetto binomio). In “Autumn rain” aggiungono a questo binomio arpeggi di chitarra acustica che danno ancora più intimismo al brano. “I’m doin fine”, “Truly madly deep” e “Paradise lost” sono un trionfo di archi davanti a cui è impossibile non provare fremiti di gioia e tristezza. Infine “Ordinary man” chiude un album ai limiti della perfezione con una suite da camera a base di piano, chitarra e una voce che, quasi sempre, durante l’arco dell’album, nascostasi dietro all’imperturbabilità del rap e di un cantato asettico, qui dimostra tutta la sua vulnerabilità di “uomo ordinario”.
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.