«LIVE ON TWO LEGS - Pearl Jam» la recensione di Rockol

Pearl Jam - LIVE ON TWO LEGS - la recensione

Recensione del 26 nov 1998

La recensione

"Two legs", "due gambe", come vengono indicate in gergo le ‘tranche’ di un tour americano, "two legs" come quelle di Eddie Vedder in piedi davanti al microfono, sera dopo sera, intento a mettere in voce i classici dei Pearl Jam, 5 album da cui attingere e ormai quasi un rosario del rock’n’roll. Il qui presente live trae le proprie registrazioni dal tour americano intrapreso dal gruppo in occasione dell’uscita di "Yeld", ultimo album di studio dei PJ. In qualche modo "Live on two legs" ne riafferma la caratura di rockers mondiali, stemperando gli ardori giovanili racchiusi nelle registrazioni live delle prime b-sides con un suono più maturo e complesso, ricco di dinamiche e di cambiamenti di ritmo e tensione. Sono, questi, i Pearl Jam adulti, quelli di "Yeld", per capirci, e non più quelli di "Ten" e affini. L’ardore punk di Seattle è lontano, ha ceduto il passo ad un amore per il rock’n’roll più maturo e totale, alle variazioni piene di amore che Vedder tesse sulle melodie originarie ("Corduroy" e "Nothingman" fanno venire da piangere), a una scaletta che avrebbe potuto spazzare via tutto se avesse voluto e invece allinea classici e brani meno noti badando ad un risultato d’insieme (manca "Alive", tanto per dirne una, ma dopo qualche ascolto non la cercherete e non la rimpiangerete più). Adult contemporary rock, verrebbe da dire, come lo è quello dei R.E.M., per molti versi ancora più raffinato e distaccato dalle ‘radici’ di questo, e come lo era, e continua ad esserlo, quello di Neil Young, ‘loner’ e ‘rocker’ senza macchia. È proprio a lui che il gruppo dedica l’unico brano non originale presente sul live, e reinterpreta quella "F*ckin’ up" che di Young è una sorta di fototessera in musica. Ancora arrabbiati, ancora originali, ancora capaci di prendere decisioni senza lasciarsi influenzare dall’establishment, i Pearl Jam cedono di un metro sulla questione ‘live’ presumibilmente in omaggio ai fans, o forse per saggiarne la tenuta all’indomani di "Yeld", album che aveva sollevato qualche domanda in termini di ‘freschezza’ del gruppo. Cedono di un metro ma lo fanno con la consueta coerenza, tirando fuori un ‘live’ che non è niente di più e niente di meno di un onesto disco dal vivo. Niente doppi, tripli, quadrupli o archivi live: soltanto rock’n’roll cucinato e servito al momento, suonato da una delle migliori rock’n’roll band in circolazione. You got it live, if you want it.

Tracklist:
"Corduroy"
"Given to fly"
"Hail, hail"
"Daughter"
"Elderly woman behind the counter in a small town"
"Untitled"
"MFC"
"Go"
"Red mosquito"
"Even flow"
"Off he goes"
"Nothingman"
"Do the evolution"
"Better man"
"Black"
"F*ckin’ up"

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