«CLEAVE - Therapy?» la recensione di Rockol

La terapia è servita

Nuova fatica per la band di Cairns... che è in formissima

Recensione del 28 set 2018 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Andy Cairns e i suoi sono una certezza. Fra alti e bassi, periodi bui, intransigenza e cadute nel baratro, non hanno mai fatto nulla che non fosse meno che fedele alla propria natura. Ossia quella di band sui generis, spigolosa, “alternativa” in un’accezione che il termine sembra avere un po’ perso nel corso dei decenni.  E questo nuovo “Cleave” è una conferma piacevolissima: la terapia funziona sempre, anche se è una di quelle d’urto che rischiano di lasciarti scombussolato per gli effetti collaterali.

L’album numero 15 della formazione è una specie di summa – perdonate il latinorum, come avrebbe detto l’autore de “I promessi sposi” – di 30 anni di onorata carriera e delle varie anime che convivono sul pianeta Therapy?, con un occhio rivolto in modo particolare ai primi lavori della band. Ma soprattutto è un disco che, nonostante il lungo corso del gruppo, suona incredibilmente fresco ed energico: una bella iniezione di adrenalina e di amarcord anni Novanta. Ma di quello come Dio comanda, senza troppa nostalgia canaglia o affettazioni di mestiere.

Del resto i Therapy? Il loro genere lo hanno un po’ inventato, maneggiando in maniera molto personale gli strumenti del rock, del punk, del metal e del noise. Elementi apparentemente semplici da combinare ma attenzione: è un attimo trovarsi nella situazione tragica stile libretto di istruzioni per montare il mobile Ikea di turno, in cui sembra tutto di una facilità disarmante e poi invece della scarpiera esce fuori uno stendibiancheria con vano per il lettore DVD.

“Cleave” è quindi un bel disco: lo dico nella maniera più diretta possibile. E si apprezza quel forte retrogusto vintage che evoca i fasti di “Troublegum” e di quell’era… saranno passati anche 23-24 anni, ma evidentemente il test del tempo è stato superato. Non facilmente, passando attraverso strade tortuose e dolorose (Cairns non ha avuto una vita semplice, si sa), a tratti perdendosi: ma ne è valsa la pena.

Insomma, oltre a “James Joyce is fucking my sister”, quasi di sicuro ci troveremo a cantare anche “Wreck it like Beckett”. E ci piace.

TRACKLIST

02. Kakistocracy (02:58)
03. Callow (03:02)
04. Expelled (03:01)
07. Crutch (03:00)
08. I Stand Alone (04:08)
09. Dumbdown (03:00)
10. No Sunshine (03:24)
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