«DIVADELICA - Diva» la recensione di Rockol

Il primo album del duo veneto, tra italo disco e pop d'altri tempi

L'esordio dei Diva: gli anni Ottanta non sono ancora terminati. La nostra recensione

Recensione del 17 set 2018 a cura di Marco Di Milia

La recensione

Notti magiche, verrebbe da dire. Quelle passate in cerca di divertimento nei locali così come quelle trascorse a fare le ore piccole davanti alla tv. Un dualismo di intenti, spesso in contrasto tra loro, che si riflette bene in “Divadelica”, album d’esordio dei Diva, progetto musicale composto da Davide Golin, voce e synth, e Andrea Novello, chitarre. “Il Paradiso su Retequattro” è stato il singolo con il quale il duo si è presentato sulle scene, proponendo su base dance il proprio grottesco universo in technicolor, specchio di un mondo che flirta costantemente con un immaginario spensierato, addobbato a festa ma del tutto fittizio, come, appunto quei varietà prodotti nel grande boom catodico degli anni Ottanta e ora mandati in replica a ciclo continuo nei palinsesti notturni.

Prodotto da Ivan A. Rossi, già al lavoro con i Baustelle (dei quali si avverte un certo ascendente), l’album si compone di nove tracce colme fino all’orlo della pop culture dalle grandi cotonature, in un continuo alternarsi di salti tra passato e presente. Si racconta con brutale realismo il desiderio di liberarsi da vincoli e costrizioni, perdendosi nelle avventure di un’età indefinita, complicata e affascinante ma ancora immatura per essere davvero adulta, così come troppo avanti per dirsi adolescenziale. Una stagione audace e spontanea, fatta di costanti appetiti sessuali, scoperte dell’io e della percezione del proprio ruolo nella società. Una situazione non facile in effetti, che agli occhi dei Diva viene filtrata dietro le lenti scure di chi ha passato troppe ore in discoteca.

È la storia di “La tua prima volta”, come appunto il titolo manifesta, felice elenco di situazioni più o meno incredibili che possono verificarsi in quella fatidica occasione, dove tra una circostanza e l’altra, non si risparmiano un paio di frecciatine alla Chiesa Cattolica. Si ritorna sul tema - e sulle sue possibili varianti - in “Automobile”, racconto di corpi che si incontrano nello spazio di un abitacolo. E ancora, “Narciso70”, “Un uomo, una donna”, fino alla conclusiva “A modo mio, con un altro io” mettono in scena tutta la cruda leggerezza di un mondo in decadenza attraverso racconti spinti oltre il tragicomico che si muovono su basi che sembrano appartenere a un'altra epoca. Si cita più o meno apertamente l’italo-disco di Sandy Marton e il “Tarzan Boy” dei Baltimora, ma anche quel senso di trasgressione che fu della Rettore, di Renato Zero e di Loredana Berté. Si dipanano così fili della memoria lunghi un decennio, partendo dalle ore vissute sulle piste da ballo di “Aperidiva”, il cui testo ripete ad libitum “Dove andiamo a ballare questa sera” citando il titolo della famigerata guida ai migliori locali d’Italia, compilata nel 1987 dall’allora Ministro degli Esteri, e gran tombeur de femmes, Gianni De Michelis.

Il trionfo della Milano da bere, del nuovo boom economico e di quella voglia di evasione – poi ampiamente dissolta con le inchieste giudiziarie da lì a poco in arrivo - hanno ora un divario abissale col nostro quotidiano e si dimostrano capaci di strappare più di un sorriso perché un lavoro come “Divadelica” riesce a mettere in grande spolvero tutto il suo armamentario di nostalgia e turbamento. Sono canzoni dal piglio esuberante che si perdono volontariamente in flussi di coscienza un po’ sfacciati, con quella stessa aria di plastica superficialità figlia di una storica congiuntura economica, politica e culturale che si ripropone in nuove forme anche ai giorni nostri, che del contesto attuale, decisamente poco edificante, siamo attori e spettatori. Il risultato di questo ostentato appeal anni Ottanta, unito all’eccessivo manierismo con cui si trattano i propri riferimenti porta inevitabilmente Golin e Novello a incappare in un facile scenario posticcio, alla maniera degli eroi della disco italiana dagli improbabili nomi anglofoni ai quali in parte si ispirano, perdendo così parte del loro fascino irriverente. Eppure questa atmosfera godereccia, costantemente sospesa tra finzione e realtà, rende l’esordio dei Diva un disco di piacente frivolezza, che, attraverso la sua apparente mancanza di profondità, racconta invece della necessità di divertirsi.  

TRACKLIST

01. Aperidiva (06:31)
02. Il Paradiso su Retequattro - Remastered (04:45)
03. Narciso70 (03:09)
04. Divadelica (06:45)
05. Spiaggia a Milano (04:18)
06. Automobile (04:02)
07. Un uomo una donna (04:10)
08. La tua prima volta (03:53)
09. A modo mio, con un altro io (04:48)
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