«KOD - J. Cole» la recensione di Rockol

Il rap educativo di J. Cole contro le dipendenze: la recensione di "KOD!

Quinto disco per il rapper originario della Pennsylvania. “KOD” è un eccellente disco in cui J Cole prova a raccontare e trovare soluzioni alle mille dipendenze che affliggono i giovani rapper.

Recensione del 07 mag 2018 a cura di Michele Boroni

La recensione

Se il mondo dell'hip-hop fosse una grande famiglia, J. Cole ricoprirebbe il ruolo dello zio ancora giovane che in passato ha fatto le sue esperienze, ma oggi ha acquisito autorità e credibilità permettendosi quindi di fare la morale al resto dei parenti. 
Jermaine Lamarr Cole – padre di colore, madre bianca, laurea alla St. John University - non è un nome notissimo qui da noi, eppure è già al suo quinto album ufficiale. Il suo è un hip-hop basato molto sui testi, che non sono tutti “denaro & fama”, ma leggono la realtà che lo circonda, con un obiettivo tra l'educativo e l'impegnato, ma mai prolisso: in uno schema di posizionamento dell'universo hip-hop si collocherebbe un paio di gradini sotto a Kendrick Lamar, che dopo il Pulitzer staziona ormai nell'Olimpo Globale degli Artisti. 
L'acronimo “KOD” ha un triplice significato: “Kids On Drugs” riferito ai nuovi (t)rappers tutto xanax e ossicodone, “King OverDosed”, che è kiLL Edward, l'alter ego tentatore di J Cole, e “Kill Our Demons” ovvero tutte le dipendenze che nascondono e mascherano le insicurezze: non solo le sostanze psicotrope (“KOD” dove J Cole confessa la sua giovanile dipendenza fisica e psicologica  dalla marijuana al Lean, ovvero il Purple Drank, alcool + sciroppo Actavis), anche i  social network nelle relazioni sentimentali (“Photograph”), l'alcol (la straziante“Once an Addict (interlude)” riferito alla madre), la ricerca di denaro (“ATM”, “Motiv8”) il sesso (“Kevin's Heart” dove nel video coinvolge il comico Kevin Hart, rimasto recentemente coinvolto in uno scandalo di estorsione per un video sul tradimento della moglie) e soprattutto la fama. A tal proposito lo zio J. Cole dedica più di un brano (“FRIENDS”, “1985”) a questi nuovi (t)rapper  dispensando consigli  e mettendoli in guardia che prima o poi il trend dalla trap finirà. 

Nella “Intro” mette subito in guardia sui temi che verranno affrontati, con una voce femminile che, su una base jazz, introduce questo viaggio sulle dipendenza “Ci sono tanti modi per gestire questo dolore. Fai una scelta saggia”.
J. Cole è un tipo tosto, non accetta l'aiuto di nessuno, infatti gli ultimi due dischi sono andati al primo posto in classifica senza alcun features, caso più unico che raro nel mondo dell'hip-hop. Anche in questo rinuncia a qualsiasi ospitata, anzi, ci scherza su, e inserisce in due brani la feat. di kiLL Edward, come sopra detto, personaggio immaginario interpretato da J.Cole stesso con la voce rallentata. 

“KOD” è un disco che si basa molto sui testi e sui concetti, ma non possiamo non sottolineare il flow sempre espressivo e di altissimo livello di J. Cole, come pure le basi,  scarne ma sempre molto interessanti: la title track e Photograph è pure trip-hop, poi c'è lo stoned jazz di “Kevin's heart”, il sample del piano di Takehiro Honda e di Ahmad Jamal rispettivamente in “The cut off” e “ATM”.  “1985” è il pezzo che chiude il disco ed è una risposta a Lil Pimp, che a suo tempo gli dedicò “Fuck J. Cole”: una risposta pacata e tagliente, che parte dalla sua esperienza e che prova a farlo ragionare sull'influenza: un testo magistrale che andrebbe citato tutto ma, per ragioni di spazio, vi rimandiamo alla lettura completa del testo.

Per chiudere, la buona notizia è che non solo “KOD” è un eccellente disco di hip-hop, forse il migliore di quest'anno, ma che, appena uscito, è balzato in prima posizione nella Billboard 200. 

TRACKLIST

01. Intro (01:47)
02. KOD (03:11)
03. Photograph (03:38)
04. The Cut Off (feat. kiLL edward) (03:57)
05. ATM (03:36)
06. Motiv8 (02:13)
07. Kevin’s Heart (03:20)
08. BRACKETS (05:15)
10. FRIENDS (feat. kiLL edward) (04:17)
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