«WHAT A TIME TO BE ALIVE - Superchunk» la recensione di Rockol

L'America di Trump secondo i Superchunk

Nuovo album per una delle band più emblematiche dell'indie/alt/college rock anni Novanta

Recensione del 26 feb 2018 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Ridi e scherza, sono quasi 30 anni che i Superchunk – con qualche pausa – pubblicano dischi e “ci sono” (avete presente quelle scritte che si vedono in giro, spesso su cavalcavia, viadotti o cartelli stradali, che recitano: “Dio c’è”?). E hanno appena sfornato l’album numero 11 della loro carriera.

Questo “What A Time To Be alive” sorprende positivamente e per un motivo piuttosto bizzarro, a onor del vero. Ossia la veemenza e la carica politica dei testi, che cercano di fotografare l’America trumpiana, facendone una pesante critica e incitando a una sorta di rivoluzione per scalzare una classe politica vecchia e catafratta.

Certo, nulla a che vedere con l’impeto cieco dell’ondata che investì il punk made in USA ai tempi di Reagan e della sua Reaganomics, ma in qualche maniera – visti i tempi e i cambiamenti – un fenomeno che riporta alla mente un certo modo di intendere la “musica contro”.
Diciamo che i Superchunk restano fedeli al proprio sound alt rock/college rock, ma ne offrono una versione lievemente più urticante (e non solo nelle liriche, appunto).
Questi cinquantenni, insomma, hanno voglia di fare casino e – almeno così sembra – non si accontentano di farlo in pizzeria col karaoke, una volta al mese e non di più, per la cena sociale della squadra di calcio in cui giocano i figli.

Quasi un colpo di coda, una reazione inconsulta a un’elezione e a una situazione politica deragliante, che arriva non da un pugno di ragazzotti esuberanti: uno scenario potenzialmente pericoloso, peraltro, perché oltre una certa età alcuni scatti rischiano di essere ridicoli. Ma i Superchunk riescono a bypassare anche questo periglioso precipizio, con un sound che risulta ancora fresco e semplice al punto giusto.

Niente di nuovo sotto al sole, quindi, ma questa manciata di pezzi (il disco dura appena più di mezz’ora: una scelta saggia) si fa ascoltare con piacere e, perdonate il termine, con leggerezza – nonostante le tematiche trattate.

TRACKLIST

02. Lost My Brain (01:36)
03. Break the Glass (03:09)
04. Bad Choices (02:53)
05. Dead Photographers (03:17)
06. Erasure (03:40)
07. I Got Cut (02:48)
08. Reagan Youth (02:21)
09. Cloud of Hate (01:13)
10. All for You (03:26)
11. Black Thread (04:07)
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