«HERE COME THE RUNTS - Awolnation» la recensione di Rockol

Il terzo album del gruppo di Aaron Bruno. Rick Rubin approva

Awolnation, crossover di generi: tra rock ed elettronica compare anche il vecchio folk americano

Recensione del 27 feb 2018 a cura di Marco Di Milia

La recensione

Una grande centrifuga quella nelle mani di Aaron Bruno. Arrivato al traguardo del terzo album dei suoi Awolnation, il mischione di generi e stili con cui ha convinto prima i dirigenti di Red Bull e i pubblicitari di mezzo mondo poi, si tinge ora di nuove sbavature, con la solita abbondanza di hard rock ed elettro-pop.

Il nuovo “Here Come The Runts” prosegue sulla scia tracciata dalle precedenti uscite del biondo musicista, ampliando ancora di più il suo già ampio raggio d’azione, fino ad arrivare qua e là tra le pieghe del folk americano. Radici blues e suggestioni country fanno così il loro ingresso nel ciclone del gruppo, dove tra canzoni dalla facile orecchiabilità si affollano, secondo una sequenza impazzita, stratificazioni di idee e strumenti senza soluzione di continuità. Restando fedeli alla loro matrice bizzarra, gli Awolnation caricano nel proprio canzoniere intrecci di sintetizzatori e schitarrate, tanto cedevoli alla melodia ruffiana quanto a un cantato che si presta volentieri allo scream.

Nel calderone, Bruno si diverte a sparigliare le carte passando dalla ballata un po’ Beach Boys di “My molasses” all’irresistibile filastrocca vintage di “Seven sticks of dynamite”, forse l’episodio più ficcante di tutto il progetto, ma anche la carica contagiosa di “Table for one” e il blues scuro di “Tall, tall tale”. La ricerca di un filo conduttore univoco in un disco del genere è un’impresa ardua: difficile inquadrare un lavoro che, specie nella seconda metà, si mostra fin troppo vagabondo per risultare legato in una sequenza logica che non sia solo quella del caos. Si accende a intermittenza, quindi, decisamente meglio quando gli Awolnation si ingegnano nei loro fortunati incastri lineari di elettronica e riff, capaci di fissarsi con immediata facilità nella memoria. La stessa forza trainante dalla quale qualche anno fa è scaturita quella “Sail” che ha portato Aaron e i suoi compari alla ribalta per essere stata utilizzata negli adrenalinici video - marchiati Red Bull, naturalmente - del base-jumper Jeb Corliss e successivamente come colonna sonora per una sequela inarrestabile di spot.

Come è suo uso, il dinamico Bruno ha caricato ogni traccia di tutto il compulsivo eclettismo di cui è capace, secondo un’esuberanza di arrangiamenti che non teme di passare senza alcuna resistenza dai tastieroni della title track all’hip hop sregolato di “Sound witness system”, fino allo slancio grintoso di “Miracle man” e il pop ibrido di “Handyman”. Nel saltare qua e là, tra un genere e l’altro, c’è comunque tra le righe un’inedita accortezza a dimostrare la voglia di superare la baraonda a tutti i costi, come in “Jealous buffoon”, dove le vulnerabilità del leader degli Awolnation vengono allo scoperto in una apparente innocua canzone da festa. “Here Come The Runts” si rivela alla fine per quello che è, un album ipertrofico ma anche molto personale, in cui Bruno ha riversato le proprie insicurezze, lavorando quasi in solitaria al sicuro del proprio studio casalingo sui monti alla periferia di Los Angeles. Il luogo e l’atmosfera, a detta del suo autore, si sono riflessi in un disco che ha avuto tra i suoi padri spirituali Bruce Springsteen, Tom Petty e Dire Straits. Contaminazioni di ogni sorta e un po’ di nostalgia, quindi, sono gli elementi che hanno mosso la creatività di Aaron Bruno e che, evidentemente, sono stati molto apprezzati anche dal produttore superstar Rick Rubin, vista la sua partecipazione al video di “Seven sticks of dynamite”. Il frullato in sostanza non è propriamente equilibrato, ma d’altronde, come in un energy drink, non è certo quello il punto di forza.

TRACKLIST

01. Here Come the Runts (03:19)
02. Passion (03:21)
03. Sound Witness System (02:22)
04. Miracle Man (03:23)
05. Handyman (03:22)
06. Jealous Buffoon (03:09)
07. Seven Sticks of Dynamite (04:06)
08. A Little Luck and a Couple of Dogs (00:30)
09. Table for One (04:39)
10. My Molasses (03:32)
11. Cannonball (03:09)
12. Tall, Tall Tale (02:57)
13. The Buffoon (01:53)
14. Stop That Train (06:01)
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