«THE RAVEN - Stranglers» la recensione di Rockol

Il ritorno del corvo

Ristampa per l'album più emblematico degli Stranglers

Recensione del 21 feb 2018 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Il corvo. Come la poesia di Edgar Alla Poe del 1845. Questo quarto album degli Stranglers, del 1979, è forse uno dei più intriganti e – passatemi il termine – ruffiani nel senso buono, ovviamente. Tanto che rimane probabilmente l’album più di successo della band – che ha, comunque, sfornato una serie di lavori di livello alto, anche dopo.

Bizzarra è anche la storia legata al famoso mancato primo posto nella hit parade britannica: una vicenda (mai ufficialmente confermata, ma radicata nei racconti tramandati da addetti ai lavori e appassionati) degna del miglior Poe con un tocco di Benny Hill, per restare in ambito British. Pare, infatti, che “The Raven” si fosse guadagnato il primo posto della classifica britannica di vendite degli album all’uscita, ma un errore umano nella raccolta dei dati avrebbe portato in vetta “Regatta De Blanc” dei Police… anche se, in realtà, l’album non era ancora sul mercato. Insomma un pasticciaccio brutto di via Merulana servito su un letto di fish & chips e con una pinta di sidro ad accompagnarlo.

Dopo il momento interlocutorio di “Black And White”, la band dà un taglio netto ai tentativi di integrarsi nella scena punk e alle velleità sperimentali, tuffandosi in una dimensione molto vicina (se non addirittura pionieristica) al filone dark wave che sarebbe nato di lì a pochi anni – con tocchi di electropunk, sempre e comunque ante-litteram, e una sensibilità che potremmo definire prog, avendo l’accortezza di fugare ogni immagine e idea legata a suite, folletti, miti, leggende e fantasticherie pseudomedievali del genere. Il tutto senza perdere di vista il gusto per l’assurdo, il nonsense e il bizzarro, tipico della band.

Nel 1979 il frontman Hugh Cornwell (che avrebbe abbandonato il gruppo nel 1990) disse in sede di intervista, parlando di “The Raven”: “Ci piacciono i simboli e per noi il corvo è un animale che simbolizza molto bene ciò che siamo ora, piuttosto che ciò che eravamo un paio di anni fa. All’epoca eravamo davvero a terra. Mentre il corvo rappresenta la volontà di prendere una direzione precisa e seguirla. È come una bussola per una nave in mare – e ha un feeling molto europeo”. Una dichiarazione che in qualche modo avalla il panorama sonico di “The Raven”, all’insegna di una sorta di cambiamento/evoluzione. Una virata che purtroppo non viene subito riconosciuta e valorizzata da fan e critica, ma che ha originato uno dei dischi più peculiari e riusciti della lunga carriera del gruppo.

Ora torna sul mercato ristampato con l’aggiunta di una manciatina di rarità, per la gioia dei fan e dei completisti. Non che al disco così come era uscito occorresse aggiungere qualcosa, vista la compiutezza del suo discorso… ma si sa: più ce n’è, meglio è. Soprattutto se si parla di certe band e certi album.

TRACKLIST

01. Longships (01:10)
02. The Raven (05:13)
03. Dead Loss Angeles (02:24)
04. Ice (03:25)
05. Baroque Bordello (03:50)
06. Nuclear Device (03:32)
07. Shah Shah a Go Go (04:50)
08. Don’t Bring Harry (04:09)
09. Duchess (02:30)
10. Meninblack (04:48)
11. Genetix (05:17)
12. Bear Cage (02:50)
13. Fools Rush Out (02:09)
14. N’emmenes pas Harry (04:14)
15. Yellowcake UF6 (02:55)
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