«MASSEDUCTION - St. Vincent» la recensione di Rockol

St. Vincent goes to hell

Il nuovo disco di Annie Clarke è una sorta di "stagione all'inferno" pop. Nel bene e nel male.

Recensione del 16 ott 2017 a cura di Andrea Valentini

La recensione

I riflettori, il mondo patinato, le copertine delle riviste, l’attenzione morbosa e il frequente sconfinare, non per sua volontà, nel calderone della carne da cannone dell’universo gossipparo (diciamo la verità: per molte persone Annie Clark è semplicemente “Quella che sta con Cara Delevingne” – e manco sanno che la loro storia è finita, magari) hanno iniziato a starle stretti.
Se hai troppi demoni, dentro, con cui fare i conti sai anche che è meglio non farli sentire importanti. Perché davanti a lustrini, stelle di latta, flash e lusinghe questi si gonfiano come tacchini imbottiti di steroidi e mangime OGM. Il problema è che ti accorgi che sono cresciuti a dismisura solo quando ormai sono incontenibili… e allora l’unica soluzione alternativa all’implodere è lasciarli uscire: apri il cancello, falli schizzare fuori mugolanti e affamati come zombie romeriani.

Questo il background di “Masseduction”, che già sulla carta ha l’aria del lavoro forte, di rottura, intriso di vita ritratta nelle sue sfumature più ombrose, sexy, avventurose, ansiogene. E lo è, soprattutto a livello di tematiche. I testi, per cominciare, sono punte di compasso che ti solcano la pelle della fronte e ti fanno vivere la sensazione di essere capitato nel bel mezzo della relazione più pericolosa, instabile, esaltante e indicibilmente triste della tua vita. Fatta di telefonate notturne che era meglio non fare, pillole, certezze che collassano come impalcature e un amore assolutamente ingovernabile, come un aereo che sta precipitando.

“Vi ho detto tutto. Ho raccontato più di quanto direi a mia madre. È tutto nel disco”. Questa frase di Annie fa un grosso effetto: probabilmente sarà piaciuta da subito a chi le cura le PR e a chi si occupa della promozione di “Masseduction”. Colpisce davvero. Anche se il dubbio, a volere fare le pulci a ogni costo, è: Annie, sei sicura che a tua madre avresti accennato anche solo a un terzo delle cose di cui parli in questi testi? È materiale più adatto a uno strizzacervelli di quelli bravi… una mamma non dovrebbe e non vorrebbe mai sapere questa roba. Neppure se è una mamma-amica.

Un altro elemento che attira l’attenzione è la scelta di non mostrare il suo viso in copertina – cosa che invece ha fatto in tutti gli altri dischi – e regalare un (si perdoni il francesismo) bel culo inguainato in un body animalier e in un paio di collant rosa anni Ottanta. Con scarpe tacco 12 rosso fuoco a dare il tocco finale, per un immaginario spinto, surreale, seducente e pericoloso. C’è aria di cambiamento fin dalla copertina, insomma. E la musica? È cambiata anche lei… domanda oziosa.

Il suono si è fatto (inevitabilmente, grazie al lavoro con Jack Antonoff in veste di produttore, al posto del già collaudato John Congleton) più pop contemporaneo, con un ruolo meno preponderante – a volte nullo – per la chitarra, che sarebbe invece lo strumento per eccellenza della Clark. Ma è un pop di quello tutt’altro che facile e immediato… anzi, è pop con una barriera all’ingresso decisamente elevata. Musica non semplice. Come l’impianto dell’ispirazione esige. Il rock chitarristico viene accantonato, per un mix sorprendente e sfidante di ingredienti pop che sfiorano appena il mainstream.

Annie ha mollato la sua comfort zone (che era un po’ anche quella di chi la seguiva) per cercare l’avventura e l’introspezione che la guidino fuori da una situazione in cui evidentemente non si sente a proprio agio. Come biasimarla? Quando tutto è troppo, la cosa più sensata è andare all’estremo. E lei lo ha fatto. Con un album difficile, che forse farà storcere il naso a qualcuno, ma che non può essere certamente accusato di non essere vero e profondo.

TRACKLIST

01. Hang On Me (02:48)
02. Pills (04:40)
03. Masseduction (03:17)
04. Sugarboy (04:01)
05. Los Ageless (04:41)
07. Savior (03:26)
08. New York (02:34)
09. Fear The Future (02:31)
10. Young Lover (03:33)
12. Slow Disco (02:44)
13. Smoking Section (03:37)

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