«FARABOLA - Metropol Parasol» la recensione di Rockol

Metropol Parasol: leggi qui la recensione di "Farabola"

Sette pezzi che fanno di “Farabola” un lavoro semplice ma promettente: i tre ragazzi di Viareggio riescono sempre a trasmettere un entusiasmo che abbinato ai testi crea una sorta di malinconia agrodolce davvero interessante.

Recensione del 01 ott 2017 a cura di Marco Jeannin

La recensione

I Death From Above, i Japandroids e l’alternative a cui si aggiungono i FASK, il nuovo cantautorato italiano, i Thegiornalisti e il pop. Partiamo da qui.

I Metropol Parasol, Federico Giannini, Francesco Bocconi e Francesco Tamagnini, si formano nel gennaio del 2016 e, senza perdere tempo, si mettono quasi immediatamente al lavoro; il power trio di Viareggio decide di giocarsela nella maniera meno scontata, con basso, batteria, voce e niente chitarra. Una scelta formale che porta la band entrare al The Red Box Studio per dare vita a “Farabola”, optando per Francesco Catitti per la produzione e il mix. Ne escono a gennaio de 2017 con sette pezzi in cui succede quello che ho già anticipato qui sopra: all’alternative più immediato dei Death From Above, alla voglia di melodia tipica dei Japandroids e a quel qualcosa di hardcore casa nostra che, tanto per cambiare, richiama in termini di interpretazione la produzione dei FASK, i Metropol Parasol alternano una ventata di pop, veicolato principalmente da suoni ed beat più esplicitamente elettronici per un approccio nettamente più soft.

Nei testi stessi di “Farabola” appare questa tensione tra i ricordi di un passato tra il dolce e il doloroso, ed un presente duro da affrontare ma dal quale non ha senso o non si può fuggire, o come esemplificativamente si declama nell’ultima stanza di Emilio, l’ultima canzone del disco: “Dimmi se alla lunga sparirà questo vuoto / Se la notte il vento spazzerà questo cielo / Dimmi se alla lunga rimarrò sospeso / O se andando in fondo rivedrò quello che ho perduto”.

Tutto questo, come già si diceva, concentrato in sette pezzi, sei autografi più una cover di “Garrincha” di Karoshi.  Sette pezzi che fanno di “Farabola” un lavoro semplice ma promettente. Nel senso per quanto si noti una certa ingenuità quasi naïf nell’impostazione dei pezzi, molto diretti e senza fronzoli, i tre ragazzi di Viareggio riescono sempre a trasmettere un certo entusiasmo che, abbinato ai testi di cui sopra (saltuariamente più espliciti del previsto), crea una sorta di malinconia agrodolce direi interessante. Formare il gruppo dal nulla e arrivare a pubblicare un disco nel giro di un annetto poi, è sintomo di un’urgenza creativa che aveva bisogno di trovare sfogo. Un’urgenza che si traduce quasi sempre in pezzi sostenuti, del tiro punk, cui si alternano momenti più smaccatamente pop, vedi “Millenovecentonovantasei (Ondia), mostruosamente Thegiornalisti, o la già citata “Garrincha”. Personalmente preferisco la parte del disco in cui i ragazzi mandano un pò tutto a quel paese,  e mi riferisco a “I.n.n.O”,  a “Quel pezzo”, “Onde” (la mia preferita) ed “Emilio”. La preferisco perché ci vedo più spontaneità e credo che forma e contenuto quaglino bene, ma come primo disco di sette pezzi ci sta anche provare a fare qualcosa che non sia tutto uguale. Anche solo per capire qual’è la strada da seguire, una volta fatto il primo passo.

TRACKLIST

01. I.n.n.O. (04:08)
02. Quel pezzo (03:53)
03. Garrincha (04:12)
04. Onde (02:29)
05. Inverno (03:11)
06. Millenovecentonovantasei (Ondina) (03:40)
07. Emilio (03:37)
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