«KALEIDASCOPE - Kelis» la recensione di Rockol

Kelis - KALEIDASCOPE - la recensione

Recensione del 04 feb 2000

La recensione

Non so se colpisce di più al primo ascolto la nuda essenzialità dei suoni dell’album o la cruda schiettezza delle parole pronunciate dalla giovane interprete. Al suo debutto discografico, la ventenne interprete di Harlem decide di esordire ad alta voce, urlando la sua rabbia nei confronti dei maschi cantando in “Cought out there” una frase emblematica come “I hate you so much right now”. Kelis mette le mani avanti dicendo che «non si tratta di una canzone contro gli uomini, semmai contro un uomo specifico». Sta di fatto che a pochi giorni dalla sua pubblicazione il disco ha suscitato polemiche negli States e questo, se non altro, è servito alla cantante per farsi un bel po’ di pubblicità. Ma, frasi ad effetto a parte, “Kaleidoscope” è un album per certi versi innovativo, e non certo per la sua protagonista che, pur dotata di talento, non riesce a star dietro a figure di ben altro spessore come Lauryn Hill o Mary J. Blige. L’album gode infatti di una efficacissima produzione curata da Pharrell Williams e Chad Hugo (un team meglio conosciuto con il nome Neptunes), una sorta di funk elettronico minimale che unito a sirene della polizia e beep e suoni di pseudo video game ben accompagna certe tematiche “urbane” scelte da Kelis per le sue canzoni. In altri pezzi come “Get along with you” o “Suspended” la vocalist mostra invece il suo lato fragile e malinconico, cantando di amori perduti o di una vita che poco concede ai sogni. Al proposito dice: «Cerco di prendere la vita così com’è, senza spolverate di zucchero. Potete credermi, ho imparato nella maniera più dura». Da segnalare una interessante versione di “Got your money” del rapper di Brooklym Ol’ Dirty Bastard e il bel duetto con Marc Dorsey in “Ghetto children”.
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