«BTTB (BACK TO THE BASICS) - Ryuichi Sakamoto» la recensione di Rockol

Ryuichi Sakamoto - BTTB (BACK TO THE BASICS) - la recensione

Recensione del 03 feb 2000

La recensione

E’ alquanto curiosa la storia di questo Cd: “Back to the basics” era infatti il titolo di un Cd di solo pianoforte pubblicato per il mercato giapponese e seguito dall’EP “Ura BTTB”. In quello era contenuto il brano “Energy flow” che apre la versione per così dire internazionale del lavoro, comprensiva di 16 brani tra cui spiccano alcuni inediti assoluti del compositore giapponese. Si tratta, comunque, del primo Cd per solo pianoforte che Sakamoto pubblica sul mercato internazionale, forte del grande successo che “Energy flow” – brano originariamente scritto a corredo di una campagna pubblicitaria – ha ricevuto in patria, dove è finito per otto settimane al numero uno della hit parade e per quattro mesi nella top ten, facendo segnare al suo autore un duplice record – quello di essere diventato il compositore più anziano mai arrivato in cima alle charts (e pensare che ha solo 47 anni!) e quello di aver mandato al numero uno in classifica, per la prima volta nella storia, un brano di solo pianoforte. Come se non bastasse, il brano ha venduto oltre un milione e mezzo di copie nel solo Giappone. Ma “BTTB”, nella sua international version, non è soltanto “Energy flow”, anche se proprio questo brano, forse, riesce a spiegare completamente la magia della musica di Sakamoto, la sua capacità di fondere in pochi accordi, in un solo passaggio, la musica tradizionale giapponese e quella classica d’estrazione occidentale. Gran parte dell’album vive proprio di questa straordinaria fusione di stili e culture, nonostante non si debba dimenticare che “BTTB” nasce come una raccolta di brani scritti e suonati con l’intento di esplorare le varie possibilità compositive e narrative del pianoforte. E’ per questo che “Put your hands up”, il brano successivo a “Energy flow”, mette in mostra delle striature celtiche e una cadenza ritmica quasi tradizionale, mentre tutta diversa è l’atmosfera creata dal piano preparato che si ascolta in “Uetax” e “Prelude”, capace di assomigliare alle sonorità del gamelan balinese. Due dei brani che compaiono sull’album, precisamente “Railroad man” e “Aqua”, sono versioni pianistiche di composizioni scritte da Sakamoto per l’album solista di sua figlia Miu, mentre non è difficile scorgere tra le maglie di un brano come “Sonatine” l’influenza di un’omonima composizione di Ravel. Quello intessuto da Sakamoto al pianoforte è il mondo di fine ‘800 e inizi ‘900, fortemente ispirato dal lavoro di Satie, Debussy, Scriabin e dello stesso Ravel. Sono quelli i territori su cui il compositore giapponese torna ad avventurarsi, anche in brani che potrebbero sembrare distanti da quel mondo, come il latineggiante “Bachata” o il brano estratto dal repertorio più celebre della Yellow Magic Orchestra, “Tong poo”. «E’ solo con il pianoforte che riesco ad esprimermi appieno», ha dichiarato di recente Sakamoto, e ascoltando questo lavoro non è difficile crederlo: basta ascoltarlo - e immaginarlo – perso a cavallo di questi suoni meravigliosi, di composizioni che da un lato accarezzano panorami conosciuti, dall’altro cercano di aprirsi dei varchi nell’esplorazione di un mondo al quale Sakamoto sembra avere sempre più voglia di consegnarsi totalmente. Ne è una riprova il tour per pianoforte – con un contributo sporadico di un quartetto d’archi - che Sakamoto ha intrapreso e che sta per approdare in Italia: un appuntamento sicuramente distante dai suoi celebrati concerti pop, ma di certo non meno affascinante.
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