«ORE - Andrea Belfi» la recensione di Rockol

Andrea Belfi: leggi qui la recensione di "Ore"

Belfi mescola l'acustico con l’elettronica andando a generare lunghe architetture sonore che ricche in termini di arrangiamento e immersivi dal punto di vista del suono.

Recensione del 15 ago 2017 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Quando ho iniziato la registrazione volevo davvero trovare qualcosa di molto diretto. Stavo cercando qualcosa di molto crudo, qualcosa di sonico e acusticamente complesso.

Beh... missione compiuta: “Ore” è esattamente tutto questo. Un disco crudo, difficile da digerire per quanto sempre molto diretto per come arriva in cuffia; suoni ricercati, mescolati a regola d’arte per creare strutture ancora più complesse e immaginifiche. Andrea Belfi è un batterista, compositore e musicista sperimentale. Partendo da una base post rock, math e neoclassica, Belfi mescola l'acustico con l’elettronica andando a generare lunghe architetture sonore, ricchissime in termini di arrangiamento e inventiva; pezzi totalmente avvolgenti dal punto di vista sonoro. Lo faceva nei Rosolina Mar, band di cui è co-fondatore, lo ha fatto nei suoi precedenti album, “Knot”, “Wege” e “Natura morta”. Belfi ora vive e lavora a Berlino, capitale mondiale della musica elettronica, dove sperimentare con il suono (per dove siamo arrivati oggi) è quasi una cosa naturale. A Berlino lavora a fianco di Nils Frahm, strepitoso artista neoclassico con cui Andrea va in tour nel 2016 nelle fila della sua band, i Nonkeen, manco a dirlo come come batterista. Questa esperienza finisce dritta in studio dove Andrea registra cinque pezzi di pura goduria sonora. Drone, elettronica, ambient, neoclassica, post rock, il tutto sotto il segno indelebile delle percussioni. Questo è, in pochissime parole, “Ore”, un disco che ci presenta un artista completo, ormai maturo e musicalmente intelligentissimo. Non un disco facile, come ho già detto, e, a dispetto del periodo di pubblicazione (per l’etichetta inglese Float), tutt’altro che estivo. Qui piuttosto quello che viene dipinto è un panorama molto più freddo, squadrato, letteralmente teutonico; suite come "Anticline" e la bellissima (e potenzialmente infinita) "Ton", groviglio di pura ritmica e suono in libertà, sarebbero perfette per risuonare negli spazi enormi dell’Atonal al Berlin Kraftwerk.

Kraftwerk che si presenta come un enorme cubo di cemento in cui in passato veniva raffinata l’energia. In pratica la stessa cosa di “Ore”: un cubo di cemento vivo in cui il flusso di energia scorre costante. Talmente concreto da sembrare reale, pesante, tangibile.

Un disco davvero molto bello che conferma il talento di uno dei nostri migliori musicisti d’esportazione.

TRACKLIST

01. Anticline (10:01)
02. Iso (05:57)
03. Lead (05:54)
04. Ton (12:20)
05. Syncline (07:40)
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