«4:44 - Jay-Z» la recensione di Rockol

“4:44” lo strano disco di Jay-Z, rapper introspettivo e vulnerabile

Il nuovo disco di Jay-Z, ascoltabile solo dai vecchi clienti Tidal e dai possessori degli smartphone Sprint, è una confessione di un rapper 47enne, in cui affronta i propri fantasmi e i propri peccati, prima tra tutti il tradimento alla moglie Beyoncé.

Recensione del 05 lug 2017 a cura di Michele Boroni

La recensione

Domanda: vi ricordate l'ultima volta in cui Jay-Z è stato rilevante come rapper e autore musicale? Il suo ultimo gran successo (e che successo, peraltro) risale al 2009 con “Empire State of Mind”, il singolo con Alicia Keys che ha preso il posto di “New York New York” come anthem pop della metropoli. Fu l'unica canzone di successo tratta da “The Blueprint 3”, disco che segnò il suo declino come rapper significativo e con qualcosa da dire. 

“Watch the Throne” l'opera realizzato nel 2011 con Kanye West, a detta di alcuni, conteneva molte idee di quest'ultimo, mentre il ruolo del rapper newyorkese era quello di rendere il tutto magniloquente e sfarzoso. Anche il successivo disco solista “Magna Carta...Holy Gail” del 2013 è rimasto celebre più per il suo deal milionario con Samsung - che gli assicurò il disco di platino prima della sua uscita sul mercato grazie a un milione di copie digitali distribuite ai possessori di smartphone e tablet – che per i pezzi contenuti, tutti francamente dimenticabili, zeppi solo di brand, name-dropping e racconti di affari milionari.

Negli ultimi anni il buon Shawn Corey Carter (vero nome di Jay.Z) è stato sopratutto ricordato per la sua carriera da businessman con investimenti fortunati (nel settore immobiliare, alimentare e arte contemporanea) o meno (il servizio streaming Tidal acquistato nel 2015) nonché come marito di Beyoncé – un tour con lei nel 2014 ma, soprattutto, il destinatario delle pesanti accuse di tradimento nelle canzoni di “Lemonade”, disco dello scorso anno inciso dalla mogliettina.

“4:44” parte proprio da qui: la traccia che dà il titolo a questo strano disco – strano perché breve, distribuito solo per i vecchi sottoscrittori di Tidal e sugli smartphone Sprint e senza una produzione ridondante – è infatti una chiara ammissione di colpevolezza nonché una lunga richiesta di scuse per il suo comportamento da donnaiolo. L'hip-hop di Jay-Z è quindi passato da canzoni piene zeppe di fuck e bitches al confessionale del vulnerabile marito borghese, pentito e insonne? Forse sì, ma non traiamone troppo velocemente le conclusioni. 

Il tredicesimo disco (numero ben evidenziato sulla cover, chissà perché poi...) contiene anche molto altro. “Kill JayàZ” la traccia che apre l'album parla di ego e onestà (“Non hai bisogno di un alibi, Jay-Z / Piangi Jay-Z, sappiamo che il dolore è reale / ma non puoi guarire ciò che non rivelerai mai") disavventure familiari del passato remoto (quando a dodici sparò al fratello dipendente dal crack) e recenti (la lite con la cognata Solange ripresa dalle telecamere a circuito chiuso), messaggi a Kanye West e Future, più paternalisti che veri e propri dissing, il tutto su uno strano sample tratto da “ Don't Let It Show” di The Alan Parsons Project. Lo fa con un livello di introspezione raro da ascoltare di questi tempi,  con quel flow tutto suo, che non guarda a mode e a stili imperanti. Anche “The Story of O.J.” mette insieme un sacco di temi, dall'evoluzione del popolo afroamericani ai mille pregiudizi che deve ancora combattere, dall' autonomia finanziaria al fiuto degli ebrei per gli affari, fino alla gentrification ("avrei potuto comprare un palazzo a Dumbo -quartiere di Brooklyn, ndr. -  prima che “fosse Dumbo” per circa 2 milioni, e oggi lo stesso edificio vale 25 milioni”). 

L'impressione è che questo “4:44” sia un disco di un uomo di 47 anni che per la prima volta dopo tanto tempo ha una sorta di urgenza, qualcosa da dire, anche se la coda lunga del tradimento o il coming out lesbo della madre in “Smile”, potrebbero essere cinicamente classificati come ganci per far parlare i media. 

Musicalmente il disco è molto classico con la produzione del fedele No ID e campioni molto riconoscibili (Stevie Wonder in “Smile”) e spesso già sentiti (Nina Simone, Sister Nancy): niente a che vedere con il suo nemico-amico Kanye West che ogni volta alza sempre più l'asticella. Anche gli ospiti e i featering (Frank Ocean, Damian Marley e la stessa Beyonce) sono molto in secondo piano rispetto al protagonista. 

Un disco difficile da decifrare questo “4:44”, che se da una parte ritrova un rapper che a quasi 50 anni cerca di esplorare nuove vie di hip-hop introspettivo, dall'altra non è equilibrato con una base sonora altrettanto innovativa, dove il rischio del reality show sta giusto dietro l'angolo, seppur non si possa parlare di disco con una vocazione commerciale visto anche il modo in cui è stato distribuito. 

TRACKLIST

01. Kill Jay Z (02:58)
02. The Story of O.J. (03:52)
03. Smile - (feat. Gloria Carter) (04:50)
04. Caught their eyes - (feat. Frank Ocean) (03:26)
05. 4.44 (04:45)
06. Family feud (04:11)
07. Bam - (feat. Damian Marley) (03:55)
08. Moonlight (02:24)
09. Marcy me (02:54)
10. Legacy (02:57)
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