«EVERY VALLEY - Public Service Broadcasting» la recensione di Rockol

Public Service Broadcasting, una miniera chiamata progresso

Il nuovo album del progetto retro-futuristico dei Public Service Broadcasting si fa terreno e umano nel racconto di ascesa e caduta delle miniere del Galles

Recensione del 11 lug 2017 a cura di Marco Di Milia

La recensione

Sono ritornati sulla Terra i Public Service Broadcasting. O meglio, per il nuovo album sono andati addirittura sottoterra, in quelle che una volta erano le prospere valli del carbone del Galles. Il progetto retro-futuristico di J. Willgoose, Esq e soci, capace di combinare suoni elettronici, strumenti analogici e voci registrate prese dagli archivi della tv di stato inglese si arricchisce, con “Every Valley”, del suo lavoro più politico, puntando l’indice non più verso le stelle ma, con la solita capacità di combinare suoni e parole da mondi distanti, su una realtà più umana, quella di una comunità di lavoratori che il tempo, la crisi e un paio di decisioni politiche, molte delle quali ascrivibili all’allora primo ministro Margaret Thatcher, hanno completamente cancellato.

 

La vicenda delle miniere di Ebbw Vale, nel Galles meridionale, è stata presa come spunto per richiamare alla mente una rivoluzione industriale passata quasi in sordina e che ha portato, in breve tempo, piccole società rurali lontane dal traffico delle città a vivere una condizione di lavoro e relativa importanza senza precedenti, finché questo è stato redditizio. Ascesa e caduta di un comparto industriale oggi quasi completamente dimenticato, che a conti fatti non è dissimile a quella di altre zone dell’Europa e del mondo progredito, e che adesso appare quasi come una lontana fantascienza. I Public Service Broadcasting evocano questa incredibile epopea prendendo spunto da quanto accaduto sul suolo anglosassone ma che in realtà può essere idealmente esteso a tutte quelle collettività che sono state accomunate da un destino analogo, basti pensare ai tanti italiani che nell’immediato dopoguerra si sono improvvisati minatori nelle cave del Benelux - perché tutto il mondo è paese. “Every valley”, appunto.

 

Come sempre i PSB cuciono i loro materiali d’archivio su sonorità modernamente disparate, ma questa volta si presentano con un disco più pesante dei precedenti, seguendo il filo narrativo offerto dalla Valle. Sicuramente la tematica terrena fornisce la spinta a suoni maggiormente spigolosi, lasciando un po' in disparte quella componente onirica che li ha sempre contraddistinti e facendo sì che questo “Every Valley” sia l’ideale colonna sonora di un album di vecchie fotografie con il bianco e nero po’ ingiallito dal tempo, ma ancora buono per presentare al meglio i lavoratori, coperti di terra eppure sempre sorridenti e impettiti nelle immagini che li ritraggono. Ciò che colpisce è la presenza di interventi cantati, qui se ne contano ben quattro, a cominciare dal primo singolo estratto dall’album, “Progress”, con quel ritornello un po’ spiazzante in cui una voce vera, quella della cantante Tracyanne Campbell dei Camera Obscura, interpreta un laconico ma significativo “I believe in progress”. Ecco quindi l’avventura degli uomini del Galles messa in musica, dolorosa e un po’ nostalgica, che si snoda lungo il racconto del nuovo album dei Public Service Broadcasting. 

 

Ci sono contaminazioni di ogni sorta, da quel piglio elettronico cinematografico già dei Mogwai, agli echi di post rock e di energie pronte a deflagrare. Dalle grandi opportunità prospettate nell’introduttiva “Every valley” e in “The pit”, che riportano i PSB alla loro dimensione dilatata collegandoli idealmente con un ponte spaziale, a quel sound a metà tra l’evocativo e il fantastico del precedente “The race for Space”, fino alla dolente consapevolezza della fine nell’allarmista “All out”, dove i toni si fanno duri e drammatici, così come in “Turn no more”, quasi un ritorno agli anni Novanta con il contributo di James Dean Bradfield dei Manic Street Preachers a chiarire che gli interessi politici sono ormai distanti da Ebbw Vale. E poi, forse a dare una nuova speranza a una società ormai in ginocchio, la dolcezza inaspettata di “You + Me” interpretata da Lisa Jên Brown. Infine, la chiusura e l’abbandono delle miniere, con il canto dei lavoratori, di nuovo in superficie a sentire il vento sulla pelle, ma anche costretti ai picchetti, perché la loro promessa di benessere aveva ormai il destino segnato da un progresso che nel frattempo andava muovendosi in altre direzioni.

 

È un mondo incredibile e fitto di riferimenti questo, ormai passato ma ancora avveniristico, amaro e carico di tensione perché drammaticamente vero. “Every Valley” è il disco più concreto e se vogliamo stratificato rispetto a quanto questi strambi musicisti col papillon abbiano realizzato finora. I Public Service Broadcasting hanno trasformato una storia dimenticata in un racconto senza facili retoriche, che serva da monito per le generazioni a venire: come sempre, e ora più che mai, bisogna imparare la lezione del passato per comprendere davvero il futuro.

 

TRACKLIST

01. Every Valley (04:42)
02. The Pit (04:24)
04. Progress (03:25)
05. Go To The Road (04:16)
06. All Out (03:22)
07. Turn No More (04:35)
08. They Gave Me A Lamp (03:56)
09. You + Me (05:44)
11. Take Me Home (02:11)
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