«KIDS IN THE STREET - Justin Townes Earle» la recensione di Rockol

Niente male il nuovo disco di Justin Townes Earle

Niente male il nuovo disco di Justin Townes Earle

Recensione del 07 giu 2017 a cura di Paolo Panzeri

La recensione

Justin Townes Earle è un bel talento. Talento che non possiamo fare a meno di pensare che non gli possa essere giunto per via ereditaria da papà Steve, un tipetto per nulla facile con il quale i rapporti non sono sempre stati dei più semplici. E magari - mai sottovalutare certi simbolici segni scritti nelle stelle - dal nome Townes che proprio papà Steve gli ha dato in onore del suo eroe musicale Townes Van Zandt. Di queste due ingombranti e scostanti figure Justin ha purtroppo ricalcato un certo piacere (o forse la maledizione) verso uno stile di vita poco morigerato, per non dire di peggio. Infatti la sua biografia ci ricorda che non ancora teenager iniziò a fare uso di sostanze perseguite dalla legge e, peggio ancora, nocive per corpo e cervello. Ma questo è il passato, ora, raggiunta l’età di 35 anni, il ragazzo si è dato una bella ripulita e con “Kids in the street” mette a referto il suo ottavo album solista in dieci anni. Una media niente male. Ma, soprattutto, una ottava prova niente male.

La parola d’ordine varata con “Kids in the street” è ‘cambiamento’. Che all’atto pratico si traduce in matrimonio con tanto di pargolo in arrivo – Justin dovrebbe diventare padre a luglio -, in una nuova ‘way of life’ – come si diceva più sopra - dove sono banditi gli eccessi e, musicalmente, da un certo distacco dalle familiari sonorità della natia Nashville (Tennessee). Nell’ardua impresa di portarlo fuori dai confini dello stato ci è riuscito colui che ha prodotto questo disco: Mike Mogis, il polistrumentista dei Bright Eyes, che i suoi studi di registrazione li ha un migliaio di miglia più a nord, in Nebraska.

L’aria del Nebraska e la guida di Mogis hanno aiutato Justin ad esprimersi al meglio. Di suo il ragazzo è uno che pare trovarsi a suo agio in ogni situazione. Agio che gli è dato dalla consapevolezza di padroneggiare il mestiere, dalla esperienza, dalla conoscenza della musica. Quindi si sposta senza alcuna difficoltà e senza cedimenti da una ballata quale può essere “Maybe a moment” fino ai riverberi country di “What’s she crying for” e della title track. Oppure dalle insinuazioni Van Morrisoniane di “What’s goin’ wrong” agli echi rockabilly di “Short air woman” fino al blues dominato da un organo ipnotico di “If i was the devil”. O ancora al folk di “Same old stagolee” e all’r’n’b della bella “Champagne Corolla”. Insomma, come si è aperto tocca chiudere. Justin Townes Earle è un bel talento ed è realmente poco importante se le sue canzoni non conoscono (finora) i fasti delle charts. Spesso è una mera questione di credibilità e a lui, la credibilità, non difetta.

TRACKLIST

01. Champagne Corolla (03:38)
02. Maybe a Moment (03:06)
04. 15-25 (04:03)
05. Kids in the Street (03:53)
06. Faded Valentine (03:45)
07. What's Goin' Wrong (03:25)
08. Short Hair Woman (02:50)
09. Same Old Stagolee (03:42)
10. If I Was the Devil (02:35)
11. Trouble Is (03:22)
12. There Go a Fool (04:33)
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