«XCHE' SI! - Articolo 31» la recensione di Rockol

Articolo 31 - XCHE' SI! - la recensione

Recensione del 17 gen 2000

La recensione

Partiamo col dire che questo disco raccoglie quasi ottanta minuti di musica. E non solo, perché gli Articolo 31 si sono divertiti a inserire qua e là dei siparietti recitati, inventandosi personaggi - che vogliono parodiare i protagonisti del mondo della critica musicale, della televisione, delle radio e gli immancabili carabinieri - interpretati vocalmente da una serie di guest star. Tanto di cappello allora a Paoletta di Radio Dee Jay o al Vj Marco Maccarini, che prestano la voce a due personaggi davvero odiosi (Lella Smolleri e Marco Tendenza), che incarnano il peggio dei loro ambienti. Ciò rivela, fin dalle prime tracce, l'intento polemico di "Perché sì!": una polemica a 360 gradi che vuole prendere di mira l'ipocrisia, individuale e collettiva. Bacchettare gli ipocriti, far rizzare i capelli ai benpensanti, essere rigorosamente arrabbiati e politicamente scorrettissimi: questo è più che mai l'obiettivo degli Articolo. A differenza del precedente "Nessuno", dove musicalmente il duo si era divertito a fare sperimentazioni con le campionature - da Bob Dylan a Natalino Otto - e aveva sfornato motivi azzeccati a metà strada tra hip-hop e pop, qui, parlando di suoni, si recupera la durezza, per non dire l'ostilità, delle prime esperienze. D' altronde, erano stati gli stessi Articolo ad anticipare questa svolta - lasciandone immaginare la natura - dichiarando in "Nessuno": "Qui si chiude l'era di 'Così com'è'; se ne apre un'altra, e sono cazzi tuoi". Ormai lasciata alle spalle la fase "tranqui", nel brano "Perché sì!" - dove con gli Articolo 31 canta Kurtis Blow - gli ex-"funky tarri" inventano ritmi e rime che riportano alle orecchie certo hip-hop anni ottanta. Il risultato è strano ma non spiacevole. Lo stesso vale per "Strada di città 2000" (ospite Chief) mentre i suoni si fanno più duri in "Raptuz rock" e "Fino in fondo". Ma la vena melodica del duo ogni tanto torna a galla, regalando i momenti più ascoltabili dell'album, che si sposano ai testi meno sboccati di Ax - che il vizio per la parolaccia deve averlo sempre avuto se è vero, come dice di se stesso, "Da piccolo mi chiamavano linguaccia": è il caso di "Tu mi fai cantare" - dove torna una campionatura da vecchio disco della Fonit Cetra - "Il motivo", "Stella sola" e la simpatica "Guapa loca" dove, dopo tanto spanglish ascoltato in giro, finalmente una voce española.
La durezza dei suoni e il turpiloquio di molti testi di "Perché sì!" vogliono esprimere la rabbia degli Articolo 31 contro il sistema ma, in questo modo, Jad e Ax finiscono spesso e volentieri per celebrare solo se stessi: lo fanno raccontando la loro epopea, dalla periferia al successo, ma anche cantando "versi" come "ragiono con il cazzo e ora ce l'ho duro" o ancora "tesoro t'adoro da quando godi solo di culo". La provocazione verbale vuole essere una prova di libertà dalla macchina dello spettacolo, una denuncia di questo nostro "tempo malato", anche se a volte gli Articolo 31 finiscono per essere schiavi del loro voler essere contro a tutti i costi, anche a prezzo della musica. Le basi di Jad, che garantiscono un'indiscussa solidità sonora ai pezzi, a tratti sono esageratamente spigolose.
Ascoltando certi passaggi di "Perché sì!" l'impressione è quella di essere finiti in un cartone giapponese, violento e pornografico, dove l'eroe J.Ax si compiace di scandalizzare la gente parlando di "sostanze per farcire una cartina" o "fighe di legno". Anche quando gli Articolo 31 cantavano di tarri con il motorino truccato celebravano il loro mondo, ma lo facevano con quel pizzico di ironia che dava autenticità alle loro storie. Proprio di un po' di autoironia in più si sente la mancanza in questo ultimo lavoro dei due cresciuti ragazzacci di periferia.
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