«THE FAR FIELD - Future Islands» la recensione di Rockol

Il ritorno dei Future islands, la recensione di "The far field"

Il difficile equilibro tra la natura elettronica e quella umana: il pop uggioso dei Future Islands, tra beat, pulsazioni ritmiche e un inguaribile animo romantico

Recensione del 28 apr 2017 a cura di Marco Di Milia

La recensione

Mica facile bissare il successo di un disco dal peso specifico importante con un lavoro altrettanto d’impatto. Si tratta pur sempre di un equilibrio delicato, tra urgenze espressive, una buona dose di pressione e le inevitabili aspettative del caso. Così, piuttosto che spingersi ancora oltre nel territorio del pop elettronico dove i Future Islands hanno staccato di misura una schiera di diretti inseguitori grazie a quanto fatto con il precedente “Singles”, per la sua ultima prova in studio, il trio originario di Baltimora ha preferito consolidare il proprio stile, piuttosto che andare ancora avanti. Nel nuovo “The far field”, l’ideale seguito dell’opera che tre anni fa ha alzato di livello l’asta del synth pop, Samul T. Herrings e i suoi hanno messo ancora una volta la loro mistura di cuore, ritmo, romanticherie assortite e la classica aria brumosa che in questi casi non passa mai di moda, scegliendo però di fare un paio di passi sul posto, anziché andare ancora avanti.

Una scelta, quella di puntare bene i piedi su quanto già fatto, che in qualche modo si scontra nel proporre questo “The far field” come l’ascolto ideale per un viaggio in autostrada. I Future Islands dopo aver mostrato una via nuova al mondo ordinato e un po’ asettico di sintetizzatori e pulsazioni ritmiche, rincarano la dose di quella piccola rivoluzione della musica sintetica di cui sono stati gli alfieri.

Complice una memorabile apparizione televisiva al David Letterman Show, il gruppo si era infatti prodotto in un salto artistico notevole in termini di qualità e innovazione del genere. Un grosso balzo in avanti ora tutto concentrato nel nuovo lavoro dei tre, che però hanno deciso di non andare oltre il già sperimentato, rafforzando di peso quanto già fatto in precedenza. “The far field” non è certo un album che punta all’evoluzione, e non tenta nemmeno di provarci: nelle sue dodici tracce viene messo a fuoco il collaudato stile di Herring e soci, fatto di malinconie e ugge assortite, sostenute come sempre da bassi ipnotici e melodie accattivanti. Nemmeno la produzione, affidata a John Congleton, tenta l’azzardo, lasciando sul piatto una sequela di brani rassicuranti ma anche senza particolari sussulti.

In effetti il disco sembra puntare proprio sulla fruibilità, con canzoni dalla struttura semplice dove l’identità umorale e a tratti algida dei Future Islands è ben riconoscibile. Una sensazione che arriva presto con l’apertura armonica di “Aladdin” e poi ancora con la più terrena “Ran”, dove il cantato offerto da Herring, con le sue tematiche dolenti, si presenta come la vera impronta stilistica del trio. Una quadratura di intenti che però alla fine lascia un senso di déjà-vù evidente, ma anche un paio di dubbi per un’occasione mancata.

Alla fine tutte le tracce, nonostante le necessarie singolarità, finiscono per cnfondersi, rendendo così il viaggio di cui sopra un percorso sicuro su una strada rettilinea e priva di buche, ma anche irrimediabilmente monotona. Ma laddove le piccole sfumature riescono a far sì che il programma abbia qualche scossone, ecco che finalmente si scoprono le vere sorprese. È il caso di Shadows, dominata sì da una linea di basso decisa, ma anche, e soprattutto, dalla voce di Debbie Harry dei Blondie, che nell’insieme riesce davvero a fare la differenza. In fondo, questo “The far field” con la sua rigorosa cesellatura secondo un ordine pragmatico e fin troppo prevedibile punta più sulle atmosfere che sui sentimenti. Mettendo troppo a nudo la propria componente sintetica si rischia però di perdere anche la parte migliore di spontaneità e calore della natura umana.

TRACKLIST

01. Aladdin (04:13)
02. Time on Her Side (03:38)
03. Ran (03:25)
04. Beauty of the Road (04:09)
05. Cave (03:51)
06. Through the Roses (03:14)
07. North Star (03:35)
08. Ancient Water (03:55)
09. Candles (03:56)
10. Day Glow Fire (03:49)
11. Shadows (04:05)
12. Black Rose (03:24)
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