«MAGELLANO - Francesco Gabbani» la recensione di Rockol

Nel suo nuovo disco, Gabbani dimostra che oltre a 'Occidentali's karma' c'è di più

Un'esplorazione tra urla tribali, basi elettroniche, melodie che ti si appiccicano in testa e non vanno più via, citazioni, giochi di parole, Dante e Battiato. Ecco il "concept involontario" di Gabbani.

Recensione del 28 apr 2017 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Sliding doors: l’11 febbraio 2016 Francesco Gabbani viene eliminato tra i giovani a Sanremo, dove ha appena presentato “Amen”. Poteva essere la fine di una storia. Invece in sala stampa ci si accorge che c’è stato un errore. Il voto viene ripetuto, Gabbani questa volta passa, e va a vincere. Il resto lo conoscete: Gabbani diventa il primo artista nella storia del Festival a vincere due anni in fila in Giovani e Big, ripetendosi nel 2017 con “Occidentali’s karma”. E non finisce lì, anzi è lì che comincia davvero - “Occidentali’s karma” diventa una delle canzoni italiane più ascoltate degli ultimi anni: 100 milioni di visualizzazioni su YouTube, ed è la più forte candidata all’Eurovision Song Contest che l’Italia abbia avuto dal ritorno alla manifestazione. Persino più de Il Volo.

In mezzo a tutto questo, in mezzo anche a tutte le apparizioni che stanno rischiando di inflazionare un po' la sua figura, c’è “Magellano”, il secondo disco di questa nuova vita del cantante, iniziata con la firma per BMG Rights dopo una lunga gavetta prima con i TriKobalto, poi con alcuni singoli per la Universo.

Molto si è detto e scritto su Gabbani in questi due mesi. “Occidentali’s karma” è stata tanto ascoltata quanto sbeffeggiata da chi riteneva fosse il solito tormentone, il solito “pop”, dove questo termine - per i puristi dell’ascolto - va messo tra virgolette perché  è un insulto. Invece la bravura di Francesco Gabbani e del suo team (gli autori Fabio Ilacqua e il fratello Filippo Gabbani, il produttore Luca Chiaravalli) è stata quella di saper confezionare una canzone praticamente perfetta: melodica, contagiosa, piena di doppifondi e doppi sensi, cantabile tanto dai bambini come se fosse una rovazzata qualunque, quanto dagli adulti che ci potevano trovare riferimenti, giochi di parole e così via. Il basso e l’alto assieme. Il pop, appunto.

“Magellano” conferma che questa contraddizione è solo apparente.  Anzi caratterizza il personaggio e la sua musica. Gabbani definisce “Magellano” un “concept album involontario”, e lì c’è già molto dell’atteggiamento suo e dei suoi collaboratori: la volontà di mirare in alto, ma continuando a non prendersi troppo sul serio, senza dimenticarsi la leggerezza che rende piacevole il pop. 

D’altra parte, la title-track parte con un urlo tribale (“hoooga-hooga-hoo-hoo”, che in musica venne già usato in maniera simile da quel campione del trash di David Hasseloff), poi parla di esplorazione: “Magellano nella terra del Fuoco/non lo sapeva mica che si andava di là”. Il tema del viaggio è quello che ritorna, quello che definisce il concept del disco.

Chi ha amato “Occidentali’s karma” apprezzerà  “Tra le granite e le granate” e  “Pachidermi e pappagalli”. Sono altri due potenziali singoli: base elettronica (la mano di Chiaravalli), ricchi di melodia, ganci, drop,  citazioni e giochi di parole.  “Pachidermi e pappagalli” prende in giro il complottismo, dalle scie chimiche ai rettiliani. “Tra le granite e le granate” usa un calembour un po’ scontato, se vogliamo (“Estate/E state”), mettendolo assieme a Dante:  “Tra le granite e le granate lasciate ogni speranza o voi ch’entrate/ Lì dove siete com’è che state/ ci state bene/ E/ state”. Lo stesso metodo ritorna in tutte le canzoni più veloci: funziona bene anche “A moment of silence”, con il suo break muto: “Vogliate osservare adesso” (silenzio) “A moment of silence” (e la sua citaziazione di Freud). 

Funziona forse un po’ meno la versione più lenta e introspettiva di Gabbani, quello che compare in “La mia versione dei ricordi” e di “Foglie al gelo” (già pubblicata nel 2016 come  come colonna sonora di “Poveri ma ricchi” di Fausto Brizzi). Dopo averlo apprezzato in brani battiateschi come quelli che lo hanno reso famoso, Gabbani suona un po’ meno credibile quando parla di emozioni in maniera più seria. Ma fa bene a sperimentare altre strade oltre a quella che gli ha portato fortuna, e infatti trova una bella quadratura con la conclusiva “Spogliarmi”, una via di mezzo tra il pop disincantato e la ballata introspettiva.  Curiosa infine la scelta di includere tra le canzoni del disco anche la cover di “Susanna” presentata a Sanremo (qua con testo leggermente modificato): è una bella versione, ma porta un po' via l'attenzione dal resto, e in un disco di 35 minuti e 9 canzoni (di cui altre due già note, appunto), ci poteva stare almeno un altro inedito. I brani diventano 10 in "Magellan", una versione internazionale per l'Eurovision Song Contest, che contiene anche “Amen”, la canzone vincitrice dell’anno scorso a Sanremo.

“Magellano” fa il suo dovere: ovvero spiegare che Gabbani non è una meteora, che è un cantante che interpreta il pop in maniera intelligente, divertente e contemporanea. Se la punta dell'iceberg di “Occidentali’s karma” non è ripetibile per successo quantitativo e qualitativo, sotto c’è un repertorio che si va formando in maniera meno eclatante, ma comunque solida.

TRACKLIST

01. Magellano (03:23)
06. Susanna, Susanna (02:43)
07. Foglie al gelo (03:26)
09. Spogliarmi (03:56)

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