«SONGS OF LOVE AND DEATH - Me And That Man» la recensione di Rockol

Me and that man: debutto blues per il leader dei Behemoth Nergal

Il compositore Adam Nergal Darsky mostra la sua identità da una nuova prospettiva. Senza snaturarsi, si avvicina tradizione folk americana abbandonando le sue origini artistiche.

Recensione del 03 apr 2017 a cura di Matteo Galdi

La recensione

Adam Darsky è ben noto in ambito metal per essere il frontman dei Behemoth, fondati proprio da lui a soli quattordici anni e ben presto divenuti forse la band più importante di sempre nel genere black e death metal. Uomo di grande cultura, laureato in storia e lingue antiche all’università di Danzica, nelle sue composizioni si affida alle sue conoscenze per donare spessore culturale ai suoi testi, caratteristica che lo contraddistingue. Misterioso e carismatico, viene bollato come eretico ma non scomunicato ed anzi socialmente accettato; personaggio di spicco in Polonia - sua terra natia – è scelto come modello per le copertine delle più patinate riviste nazionali, giudice dei talent show ed opinionista musicale.

Il progetto Me and that man – da quando viene annunciato – lascia attorno a sé tutti i dubbi, la curiosità e le perplessità del caso. Nergal (questo il nome d’arte di Adam, che nella antica mitologia Mesopotamica si riferisce al dio del fuoco e delle pestilenze)decide infatti di avvicinarsi al blues, al country ed al tradizionale folk americano; affascinanti ma anche così lontani, se non diametralmente opposti, a quanto prodotto  dall’artista stesso musicalmente, culturalmente e geograficamente parlando.

“Songs of love and death” però non è un disco solista: certo Nergal adotta forse per la prima volta in carriera uno stile vocale pulito, suona la chitarra acustica ma è accompagnato da John Porter, celebre musicista e produttore discografico inglese. Un duo che è quasi un’alleanza tra due artisti con una grandissima esperienza alle spalle e John è uno che di blues se ne intende: in veste di produttore ha avuto il piacere di collaborare con John Lee Hooker, B.B. King e John Mayall. E “Songs of love and death” non è nemmeno un disco puramente acustico: i tredici brani dai quali è composto sono arricchiti da arrangiamenti ed orchestrazioni che lo rendono anche molto vario.

Il singolo “My Church is black” è una classica ballata blues, nella quale primeggia una chitarra strumming ed acustica, ma sono presenti anche fraseggi di armonica ed un ritmo cadenzato e che (si) trascina a sorreggere il pezzo. Decisamente più rock il riff di “On the road” e le percussioni di “Love & death”, mentre “Cross my heart and hope to die” è così simile a quanto sentito dal compianto (e chiaramente padre ispiratore del progetto) Johnny Cash. Il disco ricorda, nelle atmosfere, l’immaginario allegorico e misterioso creato da Nic Pizzolatto in True Detective - pluripremiata serie tv americana - nella quale è particolarmente apprezzata la sigla composta (ma non inedita) dai The handsome family, che molto ricordano i Me and that man. Più spensierate e decisamente più allegre in chiusura “One day”, “Voodoo queen” e “Get outta this place”, forse messe appositamente (e quindi sapientemente) in prossimità della fine, per alleggerire l’ascoltatore dalla tensione e dalle funeree atmosfere.

Interessante la scelta stilistica compiuta da Nergal che, sebbene varcando territori musicali sconosciuti ed imbattendosi in qualcosa di estraneo ed inedito, ha saputo mantenere intatto il proprio sound; ha portato con sè le proprie atmosfere, il suo messaggio e la sua identità, senza snaturarsi. Ed è per questo che “Songs of love and death” è un disco oscuro e misterioso, ammaliante e pericoloso come il demonio, nero come la pece.

TRACKLIST

01. My Church Is Black (02:58)
02. Nightride (02:07)
03. On the Road (04:15)
04. Cross My Heart and Hope to Die (04:55)
05. Better the Devil I Know (03:38)
06. Of Sirens, Vampires and Lovers (03:50)
07. Magdalene (03:19)
08. Love & Death (02:28)
09. One Day (03:02)
10. Shaman Blues (03:58)
11. Voodoo Queen (03:18)
12. Get Outta This Place (03:13)
13. Ain't Much Loving (05:14)
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